mercoledì 9 gennaio 2008

"Illegittima difesa"

"Omicidio volontario". Secondo il codice penale, una accusa per la quale è possibile comminare la pena dell'ergastolo. L'omicidio che secondo la Legge, come gravità, è immediatamente al di sotto dell'omicidio premeditato e al di sopra dell'omicidio preterintenzionale.
Questo il reato contestato a Diego Caioli, l'uomo di 30 anni che, alle porte di Roma, sul pianerottolo di casa è stato affrontato da due rapinatori armati, costretto ad entrare in casa, legato e imbavagliato assieme alla moglie, costretto ad aprire la cassaforte che conteneva il legittimo ricavato del proprio lavoro, ma ahimè ha avuto l'ardire, horribile dictu, di riuscire a liberarsi, ingaggiare una lotta violenta e selvaggia con uno dei rapinatori, riuscire a disarmarlo e infine sparargli...uccidendolo. Forse Diego Caioli non sapeva, ma la Legge non perdona l'ignoranza, che il rapinatore ucciso, 59 anni e quindi prossimo alla pensione, era un pregiudicato che aveva dedicato la sua vita, con dedizione e sacrificio, alla carriera del crimine, cimentandosi con successo nelle varie discipline di questo, furto, rapina, traffico di armi, traffico di droga, specializzandosi in quello della cocaina.
Ultimamente però, vista l'età che avanzava, si dedicava quasi esclusivamente alle rapine in banca e quindi, questa in un appartamento, doveva essere per lui quasi un divertissement e certo non immaginava che gli sarebbe costata la vita, ponendo definitivamente fine ad una così brillante carriera.
Più fortunato certamente il coraggioso complice che si è dato immediatamente alla fuga ed è attivamente ricercato dalle forze dell'ordine.
Intanto, nelle more della ricerca e per ingannare l'attesa, la vittima pistolero viene accusato di omicidio volontario e potrà ritenersi fortunato se, dopo le indagini, la accusa a suo carico dovesse essere ridotta ad "eccesso di difesa".
Io, dal canto mio e per proteggermi da ogni pericolo, fin da ierisera, ho appeso all'esterno della porta di casa un cartello con su scritto a caratteri cubitali e a scanso di equivoci: "Per i Signori Ladri - La porta di casa è rigorosamente aperta.
Non possiedo cassaforte, ma i pochi risparmi che possiedo sono ordinati in bella vista sul tavolo di cucina, ove è già pronta la colazione, con marmellata e burro, per rifocillarvi dopo la rapina".
Per maggiore precauzione e per proteggermi da un insano gesto, che impulsivamente potrebbe portarmi, senza ragionare, a difendermi, ogni sera, prima di andare a letto, mi imbavaglio e mi immobilizzo da solo, anche allo scopo di permettere ai Signori Rapinatori di risparmiare tempo utile e poter compiere, eventualmente, altre rapine.
Solo così posso dormire, finalmente, sonni tranquilli.

Domenico Mazzullo d.mazzullo@tiscali.it
www.studiomazzullo.com

domenica 6 gennaio 2008

Lapsus freudiano?



Ricevo dall'Amico Roberto, Che si dimostra un graditissimo, affezionato lettore del mio blog una nuova lettera che pubblico integralmente e alla quale fa seguito la mia risposta.


"Dottor Mazzullo, mi scusi per l’invadenza, ma andando sul suo blog per vedere se avesse risposto alla mia lettera, risposta già pubblicata e che mi ha lusingato moltissimo per le ampie delucidazioni che lei ha così chiaramente dato sui miei dubbi, ho avuto modo di leggere il suo ultimo intervento: “Definitivamente”, che leggo come un altro capitolo al blog precedente, e sento il dovere di metterla al corrente di un’intervista, su questo caso, di Romano Prodi al TG5 delle ore 8,00 di questa mattina e che lei dovrà cercare di decantare, per far si che io possa digerirla con serenità. La frase che mi ha colpito in particolare è questa: “Il Governo si assumerà tutta la responsabilità della vicenda rifiuti in Campania ...blà blà blà... perché non voglio che l’Italia faccia queste figure a livello internazionale, in secondo luogo (in secondo luogo?) bisogna pensare anche alla salute dei cittadini ...blà blà blà...”. Ha letto bene dottor Mazzullo, il Capo del Governo ha proprio detto così, non era un comunicato di Palazzo Chigi o un’agenzia di stampa, lo ha detto proprio lui, l’ho sentito con le mie orecchie, Prodi mette in secondo luogo la salute dei cittadini rispetto all’ennesima italica brutta figura. Le dicevo che questa è la cosa che mi ha di più colpito, ma non sono rimasto indifferente neanche al fatto che l’attenzione del Governo sia scaturita da un richiamo di Napolitano, che si è detto “allarmato”. Quando se ne sarebbe accorto allora? Mi ha dato oltremo fastidio che Prodi fosse tranquillamente a sciare mentre in Campania succedeva quello che il mondo osservava in Tv, che figura avrà fatto Il Capo del Governo agli occhi della Comunità Internazionale, non lo preoccupa questo? Un’altra notizia ascoltata stamane su Raiuno, che se fosse vera, secondo me, dovrebbe fare intervenire la magistratura, sembra che il livello di diossina sopportabile per il corpo umano presente nel napoletano sia già stato ampliamente superato da tempo, precedente di qualche mese gli incendi di questi ultimi giorni, con gravi ovvi danni alla salute degli abitanti. Però, guarda che strano, lo dicono solo oggi. A presto Dottor Mazzullo, le giungano i miei più cordiali saluti.

Il suo sconfortato amico, Roberto"


Caro Amico sconfortato, ahimè non posso proprio confortarLa, anche se questo dovrebbe essere il dovere di ogni medico quando la guarigione del paziente non è più possibile e nemmeno un parziale miglioramento. Allora rimane al medico, seduto al capezzale del Suo paziente, l'arduo gravoso compito almeno di confortarlo, ma questa volta proprio non posso neppure questo, perchè lo sconforto che ha colpito Lei, tanto da indurLa a chiedermi aiuto è lo stesso sconforto che ha assalito anche me, che tale aiuto avrei dovuto darLe.

Anche io, come Lei, ho avuto la fortuna-sfortuna di ascoltare, come regalo della Befana nella calza, la stessa intervista che ha ascoltato Lei al TG5 a Romano Prodi, riguardante l'emergenza rifiuti in Campania e anche io sono rimasto sorpreso, sconcertato, indignato per quella frase ben chiaramente pronunciata dal nostro Presidente del Consiglio, che riporto per rinfrescare le memoria di chi legge:"Il Governo si assumerà tutta la responsabilità della vicenda rifiuti in Campania...perchè non voglio che l'Italia faccia queste figure a livello internazionale, in secondo luogo bisogna pensare anche alla salute dei cittadini...".

E' una frase che si commenta da sola e che lascia allibiti, se consideriamo che è stata pronunciata dal Presidente del Consiglio.

Dunque per il Presidente Prodi, la figura che l'Italia fa a livello internazionale e che comunque ha già fatto, dato che ci si rimprovera, come ho detto ieri, di non aver fatto nulla in quattordici anni, conta per Lui, meno della salute dei cittadini, visto che questa viene posta al secondo posto nella sua scala gerarchica di priorità.

Confesso che dopo aver superato lo stupore e l'indignazione che subitamente mi ha colto e forse spinto da una deformazione professionale e dal clima di bontà diffusa e profusa dalle recenti ricorrenze natalizie, ho pensato che la frase del nostro Presidente fosse il tipico esempio di un lapsus, che gli psicoanalisti hanno ribattezzato, appropriandosene la paternità, "lapsus freudiano" di cui, per rinfrescare la memoria riporto la ottima definizione tratta da Wikipedia:"La locuzione latina Lapsus linguae, tradotta letteralmente, significa errore di lingua.
È un errore che capita per distrazione: si tratta sempre di parole pronunciate senza intenzione, che talvolta, tuttavia, possono aver tristi conseguenze, perché, come dice il
Metastasio: "Voce dal sen fuggita poi richiamar non vale; non si trattien lo strale quando dall’arco uscì".

Lapsus linguae, esiste anche un lapsus calami, ossia della penna, che nella versione psicoanalitica diviene "Lapsus freudiano": Il lapsus freudiano è un fenomeno psicologico che prende nome da Sigmund Freud, il quale lo descrisse per la prima volta (chiamandolo Fehlleistung o parapraxis) nel saggio Psicopatologia della vita quotidiana (1901).
L'espressione si riferisce ad un errore apparentemente casuale, bizzarro o privo di senso (inclusi errori linguistici e vuoti di memoria) che, secondo la teoria freudiana, il soggetto compie sull'impulso di un'istanza
inconscia e che diventa il canale per esprimere pensieri che altrimenti la censura, legata alla coscienza vigile, rimuoverebbe. Nel linguaggio quotidiano, l'espressione lapsus freudiano viene normalmente usata per indicare quei casi in cui, commettendo un errore involontario nel parlare, una persona apparentemente rivela le proprie reali intenzioni o idee.

Secondo queste definizioni, quella latina e quella freudianamente più complessa, ma sostanzialmente equivalente, la caratteristica fondamentale del lapsus è rappresentata dalla involontarietà di ciò che diciamo, in un attimo di distrazione e che sfugge al controllo della coscienza vigile, rivelando però ciò che più intimamente pensiamo, traducendosi quindi in una semi- assoluzione per insufficienza di prove di chi l'ha pronunciata, ma purtroppo, a pensarci bene e rileggendo più e più volte la frase, mi sembra chiaro che quanto detto dal Presidente del Consiglio, non possa essere ascritto a questa definizione. Purtroppo mi sembra tristemente evidente che per il nostro Romano Prodi la salute dei cittadini venga al secondo posto e successivamente, nelle sue preoccupazioni, rispetto alla figura che l'Italia fa a livello internazionale, alla luce anche del fatto che mentre l'Italia e la Campania in ispecial modo, si dibattono nelle spire di una emergenza estrema, il Presidente del Consiglio, come ogni buon Comandante, nel pericolo...abbandona la nave e si gode le meritate vacanze, sciando sulla neve. Ma questo forse non lo preoccupa più di tanto agli occhi della Comunità Internazionale.

Analoga considerazione riguarda naturalmente e si riferisce anche all'allarme diossina di cui si arriva a parlare solo oggi.

L'Italia e gli italiani tutti, rassicurati, ringraziano.

Domenico Mazzullo d.mazzullo@tiscali.it

www.studiomazzullo.com

Non preghiere...ma opere di bene



Dalla stampa di oggi: "Il Papa - Mea culpa sui preti pedofili. Ratzinger - Preghiere in tutto il mondo per le vittime delle violenze del clero".
Coerentemente alla propria impostazione e alla propria fede, Papa Ratzinger è fermamente intenzionato a sopprimere definitivamente il problema della pedofilia tra i preti cattolici, affidandosi, prima di tutto, alla forza della preghiera universale, anzi "mondiale", per riportare testualmente le Sue parole, "che implori la misericordia di Dio per le vittime dei preti pedofili e la santificazione del clero".
Passi per la seconda parte della implorazione a favore del clero, ma perchè si dovrebbe implorare la misericordia di Dio anche per le vittime dei preti? Purtuttavia non mi è chiaro, nè ulteriori spiegazioni le fornisce il cardinale brasiliano Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, dalle pagine de L'Osservatore Romano, nella lettera scritta ai vescovi di tutto il mondo, invitati a organizzare "preghiere perpetue per le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero....perchè siamo tutti peccatori...".
La lettera ha certamente raggiunto anche il vescovo Bernardo Alvarez, la massima autorità religiosa cattolica di Tenerife, il quale, solo alcuni giorni addietro, in una intervista al quotidiano "La Opinion" ha sostenuto che "Ci sono minori che desiderano gli abusi e addirittura li provocano".
Chissà che le parole del Papa, il Quale invoca una "preghiera mondiale che implori la misericordia di Dio per le vittime dei preti pedofili" non si ispiri proprio alle parole del vescovo e invochi, a questo punto giustamente e opportunamente, la misericordia di Dio su queste vittime, ma al tempo stesso colpevoli di aver desiderato e addirittura provocato gli abusi, inducendo in tentazione gli stessi preti?
In serio, per chi volesse saperne di più e seriamente documentarsi su questo spinoso aspetto della nostra società, consiglio la lettura dell'ottimo libro, interessante, serio e preciso: " Segreto Pontificio. I crimini sessuali nella Chiesa nascosti da papa Wojtyla e dal cardinale-prefetto Ratzinger edito recentissimamente da KAOS EDIZIONI.
Domenico Mazzullo d.mazzullo@tiscali.it

Definitivamente


A conferma di quanto detto nel post precedente, a proposito delle dichiarazioni dei politici che tutto dicono, senza nulla dire, giunge opportuna l'ultima dichiarazione del Presidente Prodi che, rompedo un inquietante silenzio, ha perentoriamente annunciato che il problema dei rifiuti deve essere risolto "definitivamente",
riporto le testuali parole, e ancora, "Dobbiamo affrontare il problema per sempre. Dobbiamo offrire una capacità di lavorazione dei rifiuti che sia superiore all'offerta che viene prodotta in Campania. Altrimenti non si normalizzerà mai la situazione". Bellissime parole, ottimi intenti, ma peccato che in una situazione di così drammatica emergenza il Presidente Prodi abbia, come al solito, dimenticato di soffermarsi sul come.
E ancora Prodi:" Dobbiamo affrontare il problema per sempre, anche perchè mette in gioco il Paese, con una immagine negativa". Peccato che proprio contemporaneamente, il commissario Ue all'Ambiente abbia esplicitamente dichiarato:
" Non parlateci di emergenza, in 14 anni non avete fatto nulla"
Per non essere da meno, fa eco a Prodi il Presidente Napolitano il Quale, da Capri, ove è affetto da una fastidiosa nevralgia ad un dente, così si pronuncia:"E' una cosa grave, bruciare cassonetti è incivile e provoca solo danno alla salute con la diossina che si libera nell'aria. Da quelle parti c'è molta esasperazione, ma è pur vero che bisognerebbe contribuire tutti, con la raccolta differenziata, per migliorare la situazione".
Ora attendiamo solamente che anche il Papa dica la Sua, affermando che chi inquina, brucia i cassonetti, o non effettua la raccolta differenziata dei rifiuti, va all'inferno.
Domenico Mazzullo d.mazzullo@tiscali.it

giovedì 3 gennaio 2008

Gentilissimo Dottor Mazzullo....



Pubblico con molto piacere, dopo averne chiesto esplicita autorizzazione, la lettera di Roberto, un "incauto lettore", Che mi onora della Sua attenzione nei confronti del mio blog e dei miei pensieri, con a seguito la mia risposta.

"Gentilissimo Dottor Mazzullo, torno di nuovo a lei per porle un quesito su un fatto di cronaca di questi giorni, che non so esattamente dove collocare, se nel contesto sociale o politico, di cronaca nera piuttosto che disastro ambientale, cronica rassegnazione dei cittadini o menefreghismo degli stessi. Mi riferisco come avrà immaginato allo sfacelo che interessa Napoli e le province limitrofe, ovvero la mancata raccolta della spazzatura e gli enormi problemi da ciò causati che vediamo da decine di giorni, a tutte le ore, su tutti i Tg nazionali e non. Ero indeciso se importunarla su questo argomento, ma l’elemento scatenante è stata la tanto documentata iniziativa che è partita ieri a Milano: il ticket per entrare con le auto inquinanti nel centro della città. Infatti vedendo i servizi giornalistici sulle vicende di cui sopra, uno di seguito all’altro, non ho potuto fare a meno di paragonare le due situazioni, che inevitabilmente mi hanno portato a trarre conclusioni di ordine culturale e di civiltà. Ovviamente a favore della capoluogo meneghino. Milano è civile e culturalmente all’avanguardia, mentre Napoli è piena di sporcaccioni e di persone che non glie ne frega niente del futuro dei figli e delle generazioni a venire.Vorrei sottolineare che io sono di origine campana e che ho ancora molti parenti che vivono a Napoli e nella provincia di Caserta, questo per attenuare il mio provocatorio pensiero negativo nei confronti dei partenopei. Ma devo anche ammettere che l’ho veramente pensato. Dopo però mi è venuta in mente una riflessione, che poi è il quesito che faccio a lei: come mai - ho pensato tra me e me - in tutti questi giorni nelle decine di Tg che ho avuto modo di vedere, non ho mai sentito ne visto su questa scandalosa tragedia il sindaco Jervolino, il presidente della Regione Bassolino, il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio, ne tantomeno il premier Prodi. Perché questa omertà mediatica (per persone che non perdono mai un’occasione per apparire in Tv)? Come è possibile che la camorra, esplicitamente accusata da una giornalista Mediaset di essere l’autrice di tutto questo, possa controllare così violentemente un’intera regione? Perché le centinaia di migliaia di persone oneste che vivono in quelle zone devono subire questo affronto? Devo ritenere che sia vero quello che mi ha detto pochi giorni fa, un mio amico che ha vissuto due anni a Napoli: “A Napoli non c’è la presenza dello Stato, non se ne percepisce la presenza, si va avanti così senza certezze. L’unica cosa certa, reale e presente ovunque è la camorra. ”Caro Dottor Mazzullo, lei in una precedente risposta mi diceva che non sa interpretare bene certe vicende politiche, ma credo che in questo caso, lei che è un profondo conoscitore della psiche umana, possa quantomeno districare, delimitare, definire in modo più netto le componenti di questo intrigato caso, aiutandomi a capire la distanze tra nord e sud, tra cittadini onesti e camorristi, tra grida di aiuto dei giovani napoletani e la latitanza dei politici, tra giustizia e ingiustizia.
Cordiali saluti,
Roberto"

Caro Roberto,
La ringrazio, prima di tutto, per l'attenzione, immeritata, che Lei rivolge al mio blog ed alle mie opinioni, rivolgendomi questa volta delle domande che farebbero tremare i polsi a chiunque e a me in particolare, chiedendomi di aiutarLa "a capire le distanze tra nord e sud, tra cittadini onesti e camorristi, tra grida di aiuto dei giovani napoletani e la latitanza dei politici, tra giustizia e ingiustizia".
Non sono in grado, ahimè, di fornirLe una risposta esaustiva ai quesiti molto attuali ed interessanti che mi rivolge, ma cercherò di ragionare assieme a Lei sull'argomento e forse ne verrà fuori qualcosa di buono.
Come potrà leggere su un mio post precedente, non sono affatto d'accordo sul provvedimento preso a Milano, di istituire un ticket per entrare con le auto inquinanti nel centro della città, con tariffe differenziate a seconda dell' inquinamento da esse prodotto. Mi sembra ovvio e banale che, se le auto inquinano, non è pagando un ticket più o meno gravoso a seconda dell'inquinamento da esse prodotto, che l'inquinamento atmosferico si riduce, ma casomai si verifica un maggiore introito per le casse del comune.
Non mi è mai giunta voce di un inquinamento atmosferico che si riduca e sia sensibile alla pecunia dei cittadini, mentre immagino cosa accadrebbe, se tutti i cittadini, possessori di auto inquinanti, decidessero, comunque, di pagare l'iniquo balzello e entrare nel centro storico della città. L'inquinamento rimarrebbe tale e quale, ma gli introiti del Comune aumenterebbero sensibilmente. Questo mi sembra un esempio lampante e paradigmatico di come nel nostro povero paese vengono affrontati i problemi, senza alcuna differenza tra nord e sud.
La faciloneria, l'incompetenza, l'approssimazione, la assoluta e completa mancanza di senso del dovere e di responsabilità hanno veramente unificato l'Italia, facendo un lavoro molto più capillare e completo di quanto sia riuscito ai Padri del nostro Risorgimento, Che certamente immaginavano, desideravano e speravano un'Italia migliore.
E poi Lei mi rivolge un quesito specifico:"
come mai in tutti questi giorni nelle decine di Tg che ho avuto modo di vedere, non ho mai sentito ne visto su questa scandalosa tragedia il sindaco Jervolino, il presidente della Regione Bassolino, il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio, ne tantomeno il premier Prodi. Perché questa omertà mediatica (per persone che non perdono mai un’occasione per apparire in Tv)?
Come psichiatra sono curioso ed interessato ai contenuti ed alle forme dei discorsi pubblici, che confesso, spesso non riesco a capire, se non con notevole sforzo, teso anche a superare il disinteresse e la noia, che solo dopo pochissimi secondi, sorprende ed assale l'ascoltatore.
Ebbene ho scoperto, che il comune denominatore caratterizzante ed unificante questi discorsi , dei politici, ma anche degli uomini di Chiesa, che sono dei politici molto più consumati, di chi lo fa per professione, è rappresentato dalla più assoluta e totale genericità e ovvietà, con affermazioni di principio vaghe quanto aspecifiche, che è facile condividere ed approvare, al riparo da ogni possibile smentita. Non ho mai ascoltato discorsi concreti e fattivi, in cui qualcuno abbia detto:per me si fa così e così, mi assumo la responsabilità di ciò che affermo, esponendomi alle inevitabili critiche, se le mie iniziative dovessero risultare errate. Ciò comporterebbe il rischio di essere rimandati a casa, in caso di fallimento, un rischio troppo pericoloso da correre, per chi ha fatto della politica la propria professione, non avendone altra e quindi rigidamente attaccato alla propria poltrona, o poltroncina, terrorizzato alla sola idea di rimanere in piedi e dover così interrompere la propria "carriera" politica. I membri della Chiesa si dimostrano, in questo, maestri ed hanno fatto scuola, pur non correndo in questo aspetto rischi, non potendo essere ridotti allo stato laicale.
In questo trovo, caro Amico, una risposta alla Sua domanda, in questo trovo una ragione della assoluta, squallida, imperdonabile latitanza di tutti gli oscuri personaggi da Lei citati, il Presidente Prodi, il Ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio, il Presidente della Regione Bassolino e per finire l'ineffabile sindaco Jervolino.
In un momento così tragico e di assoluta emergenza, in cui sarebbe necessaria una presa di posizione ferma e categorica, a costo di suscitare critiche e proteste anche violente, in cui sarebbe necessaria una iniziativa decisa e determinata, i nostri amministratori dimostrano tutto intero il loro acume e capacità "politica" di defilarsi e scomparire, per non essere costretti a dire qualcosa che potrebbe scontentare qualcuno.
In temini militari si direbbe "assumere una sagoma di basso profilo", per non correre il rischio di essere colpiti dal fuoco nemico, pronti poi a ricomparire al momento opportuno, quando il rischio di dover prendere delle pericolose risoluzioni, assumendosene la responsabilità, sia cessato.
Questo significa essere un buon politico "italiano".
In questo la camorra si dimostra molto più "coraggiosa" e presente.
Dove lo Stato è latitante, i nemici dello Stato proliferano e si mostrano agguerriti.
Qualcosa di molto simile, avvenne con le invasioni barbariche, che contribuirono al crollo dell'Impero romano, dominatore assoluto, fino ad allora di tutto il mondo conosciuto.
Non i barbari erano divenuti più forti, ma i romani irrimediabilmente più deboli.
E forse proprio la Storia stessa, ma una Storia più recente, ci permette di capire e comprendere le distanze tra nord e sud del nostro paese.
In tempi ormai piuttosto lontani, quando la nostra Italia non era ancora unita, il Nord, chiamiamolo genericamente così, risentiva fortemente della cultura europea, rappresentata dalla influenza francese, per quanto concerneva il Piemonte e la Sardegna dei Savoia, era sotto la diretta dominazione austriaca, il Lombardo-veneto, che per quanto poliziesca e repressiva dei moti indipendentisti, era purtuttavia all'avanguardia, dal punto di vista culturale e sociale e lo stesso Veneto, prima che Venezia perdesse definitivamente l'indipendenza, faceva parte della Repubblica di Venezia, la "Serenissima" esempio, per secoli, di cultura, di ottima amministrazione pubblica, di serietà e responsabilità di governo, di potere illuminato e democratico, liberale, soprattutto per quanto riguardasse la libertà di pensiero e di idee. Non dimentichiamo che per anni Venezia ospitò Galileo Galilei, ricercato dal potere temporale della Chiesa, per le Sue idee eretiche e moderniste.
Un poco più a Sud cosa c'era? Il retrivo e arretrato Stato della Chiesa, dominio del potere temporale del Papa, fermo al medioevo, e caratterizzato dalla più profonda ignoranza, in tutti i sensi, favorita e approvata dal dominio papale, perchè chi è ignorante non pensa e non si ribella e se malauguratamente lo fa, viene messo a morte. Un piccolo esempio di quanto detto, è rappresentato dal feroce antisemitismo, teso ad opprimere ed umiliare i perfidi giudei, costretti a rimanere chiusi nel ghetto, dall'alba al tramonto e dalla assoluta proibizione della vaccinazione antivaiolosa, già diffusa in tutta europa, perchè considerata un'arma del diavolo.

Lo stesso clima di arretratezza, di ignoranza, di degrado e di oppressione, si riscontrava nel "Regno delle due Sicilie", dominio dei Borboni, che univano ad una pessima gestione del potere, la più crudele e vessatoria repressione, alimentando l'ignoranza e la povertà della popolazione.

Unici fulgidi, gloriosi esempi, di ribellione autoctona, a questi oppressivi regimi, furono la Repubblica Partenopea del 1799 e la Repubblica Romana del 1849 di Mazzini, Saffi e Armellini.

Fatta eccezione per questi due movimenti, che furono comunque espressione di una minoranza borghese illuminata e colta, ma non popolare, la grande maggioranza della popolazione meridionale è sempre stata composta da sudditi di un potere assoluto e mai da cittadini, consapevoli dei propri doveri e dei propri diritti, seppure non rispettati e riconosciuti dal potere, che abbiano lottato e siano caduti per conquistare la propria libertà.

La stessa spedizione dei Mille di Garibaldi, nacque al nord ed era composta, in gran parte, di borghesi, medici, avvocati, farmacisti, studenti e professori, che spesso non furono accolti, proprio con favore, dai sudditi del sud, che li ricevettero invece, nella migliore delle ipotesi, con diffidenza ed indifferenza.

Conclusero questa opera di pseudoliberazione, ma in realtà di invasione, i piemontesi, dopo l'incontro di Teano, che si comportarono come autentici occupanti ed invasori nei confronti dei fratelli del sud i quali passarono, tout court, dalla dominazione borbonica a quella piemontese. Sudditi prima, sudditi dopo.

Queste origini storiche danno ragione, a mio parere e molto sinteticamente, delle profonde differenze tra nord e sud d'Italia.

Ed infine "le distanze tra giustizia e ingiustizia?".

Caro amico, Le consiglio di leggere alcuni libri preziosi, che a me lo hanno insegnato e certamente a Lei lo indicheranno molto più esaurientemente e meglio di quanto mai potrei essere capace io:

"I doveri dell'uomo" di Giuseppe Mazzini, "I doveri" di Marco Tullio Cicerone, "I Dialoghi" e le "Lettere a Lucilio" di Seneca, "I Ricordi" di Marco Aurelio, "I Dialoghi" di Platone e per ultimo il libro "Cuore" di Edmondo De Amicis.

E poi, se fosse stanco di leggere, potrebbe vedere qualche film, altrettanto didattico ed esplicativo di questi difficili concetti: "Mezzogiorno di fuoco", "Wyatt Earp", "Il buio oltre la siepe", Mississipi burning", "Vincitori e vinti". A me hanno insegnato molto.

Grazie per avermi permesso di riflettere con Lei su questi argomenti.


Domenico Mazzullo d.mazzullo@tiscali.it


mercoledì 2 gennaio 2008

Se li buongiorno si vede dal mattino...

La Melandri che fa la melandrina con Myrta Merlini nella villa di Briatore a Malindi - foto Chi

"Se il buongiorno si vede dal mattino...." recitava l'inizio di un vecchio proverbio popolare, mai smentito, allora anche l'inizio di un nuovo anno ci può forse predire quale sarà lo svolgimento dell'anno intero a venire.
Allora davvero possiamo sentirci rassicurati, se il nostro ministro dello Sport Giovanna Melandri, con sprezzo del pericolo e indomito coraggio, si trattiene e si intrattiene, nonostante tutto, in un Kenya insanguinato dalla guerra civile, con cinquanta persone bruciate vive in chiesa e a migliaia in fuga dalle stragi.
Ma i nostri politici sono davvero coraggiosi, se anche Bobo Craxi, sottosegretario agli Esteri, in vacanza a Malindi, per rassicurarci e contenere i nostri legittimi timori, afferma al telefono:"Qui è tutto tranquillo, nessun rientro anticipato".
Certamente maggiori pericoli li corrono gli italiani comuni, nel nostro paese, ove l'anno nuovo si è aperto, come da consuetudine ormai inveterata, con il solito bollettino di guerra di feriti e morti, quest'anno un uomo di 30 anni ucciso da un proiettile vagante, mentre giocava a tombola e un bambino ferito gravissimo, colpito anch'egli da un proiettile, vagante anch'esso. C'è un gran via vai di proiettili, nella notte del 31 dicembre.
A questi casi tragici si aggiungano quelli più lievi di occhi, mani, dita, perse irrimediabilmente e offerte sull'altare della umana stupidità.
Ma in questi giorni, nel nostro paese, non si muore solo per i "botti" di capodanno, ma un altro gravissimo pericolo si annida, subdolo e strisciante, occulto e per questo tanto più temibile, l'eroina killer che ha fatto già cinque vittime, ma in una popolazione selezionata e scelta con cura, quella dei tossicodipendenti, così come Jack lo squartatore sceglieva e selezionava le sue vittime tra le prostitute di Londra.
Le ultime sue vittime, una coppia, un uomo e una donna usciti solo il giorno prima da una comunità per tossicodipendenti.
Ma per fortuna i nostri politici, nonostante il periodo di festività, non vanno tutti in vacanza e il sottosegretario all'Economia Paolo Cento dei Verdi, ha pronta una proposta risolutiva:"Contro l'eroina killer introduciamo la somministrazione pubblica"... "E' una vera e propria emergenza sociale e sanitaria e per questo è necessario sperimentare a Roma la somministrazione pubblica nei Sert, di eroina ai tossicodipendenti che ne facciano esplicita richiesta, per un periodo limitato a superare questa emergenza".
Ma altri pericoli, subdoli e misconosciuti, si annidano tra di noi, nel nostro paese, quelli ad esempio legati alla malattia mentale, oggi ridefinita, con voce più moderna e meno terrifica di "problemi psichici", che come tali spesso rimangono inascoltati, non riconosciuti e quindi non curati.
A Milano una donna di cinquantadue anni è stata uccisa nella sua casa e rinvenuta con il cranio sfondato, forse da una bottiglia.
Nella notte il figlio diciottenne si è costituito dichiarando:" ho ucciso mia madre".
Soffriva di problemi psichici.
E sempre a Milano è lotta aperta ad un altro killer che attenta alla nostra salute: l'inquinamento.
Anche qui un provvedimento draconiano si propone risultati immediati e risolutivi: ai milanesi viene imposto il pagamento di un pedaggio per ottenere libero accesso al centro storico della città e per correttezza ed onestà, il prezzo del pedaggio non è eguale per tutti, ma proporzionale all'inquinamento prodotto dalla propria auto. "Più inquini, più paghi" è il motto implicito nel provvedimento, per cui, oltre ad un immediato beneficio economico per le casse comunali, si è certi di una drastica riduzione del tasso di inquinamento atmosferico della città, in virtù di questa economica soluzione. Come si è potuto non pensarci fin'ora, visto che l'inquinamento risponde alle stesse leggi che regolano l'economia?
Ma altre amene innovazioni ci attendono sul piano della nostra salute. Il Veneto, regione progressista e sempre molto attenta alla salute dei propri cittadini, per prima, ha deciso di abolire l'obbligatorietà di alcune vaccinazioni, sino ad ora obbligatorie per tutti.
Il concetto che è alla base della iniziativa è semplice: siccome le malattie infettive in questione sono state sconfitte grazie anche, anzi soprattutto alle vaccinazioni, sin qui obbligatorie, le vaccinazioni stesse sono divenute inutili e superflue e si lascia ai genitori la facoltà di scegliere, se far ancora vaccinare, horribile dictu, i propri figli, o rinunciare a questo fondamentale strumento di prevenzione delle malattie infettive.
Mi sembra un provvedimento assolutamente opportuno e di pregnante attualità, proprio in un momento storico in cui la facilità di spostamento e la multietnicità delle popolazioni, rendono molto, molto più facile la trasmissione delle infezioni. Complimenti.
Ma per fortuna in questa Italia c'è chi pensa ancora alla salute dei nostri cittadini, anche prima della nascita. E' quanto fa il cardinale Camillo Ruini il quale, permettendosi ancora una volta di intromettersi negli affari interni del nostro paese, incurante di ogni regola di buona educazione e di rispetto delle proprie competenze e dei propri limiti, sostiene che " a 30 anni di distanza la legge 194 va aggiornata, alla luce dei progressi scientifici che permettono una maggiore sopravvivenza dei bambini prematuri".
Ancora una volta, all'inizio di questo nuovo anno, è opportuno rammentare al cardinale Ruini, che dal XX Settembre 1870 l'Italia Unita è uno Stato sovrano è che non è buona norma e buona educazione intromettersi nel processo legislativo di uno stato, travalicando i propri limiti e le proprie competenze. Ma forse il cardinale Ruini è un inguaribile nostalgico, di tempi passati.
Ma per fortuna in questa carrellata di pessimistiche previsioni, c'è comunque ancora una ventata di ottimismo.
E' quella che ci proviene dal Presidente del Consiglio Romano Prodi: "Tranquilli. La Spagna non ci supera. L'Italia è più avanti".
Gli italiani, tranquillizzati, ringraziano.
Buon Anno Nuovo a Tutti.

Domenico Mazzullo d.mazzullo@tiscali.it
www.studiomazzullo.com

martedì 1 gennaio 2008

Per mano

“Giungiamo quindi alla conclusione del nostro iter con l’ultimo compito del medico, quello di curare, conseguente e comprensivo di quanto detto in precedenza”.
Queste le parole con le quali ci siamo lasciati, nella puntata precedente, ormai l’anno scorso, e con le quali vorrei riprendere il nostro discorso sulla depressione.
Curare. Sembra un’ovvietà affermare che rappresenti l’ultimo compito del medico, il più importante, quello conclusivo e definitivo, nel senso del significato etimologico del termine, (dal latino definire = determinare l’essenza o la sostanza di qualcosa), perché l’essenza della figura del medico è rappresentata, in ultima analisi, proprio da questo curare, che costituisce il suo fine ultimo, il suo scopo precipuo, il suo compito specifico, rispetto al quale, i suoi altri interessi, le sue altre attività, le sue finalità, sono subordinate e secondarie. E come medico mi duole dover rammentare, soprattutto e prima di tutto a me stesso, questo principio fondamentale della nostra professione, unico ed inalienabile, dove curare è usato nella accezione più larga e comprensiva del termine, ove significa anche cercare di migliorare le condizioni di vita del suo paziente, quando guarire totalmente, non è più possibile, consolare, quando ogni altra possibilità è preclusa e infine accompagnare il proprio paziente a dare le dimissioni dalla vita, nel modo più consono e più dignitoso possibile, quando si è giunti all’ultimo inevitabile traguardo.
Questo è vero e sacrosanto sempre, a mio modesto parere, ma soprattutto per lo psichiatra che si trovi a curare un paziente depresso, nella piena consapevolezza che il suo compito non si esaurisce certo con la prescrizione di una terapia, possibilmente la più appropriata possibile, ma che anzi questa prescrizione, è forse il compito più facile e più semplice che a lui medico è richiesto.
Curare un paziente depresso significa di più, molto di più. Significa prendersi cura di una persona, un essere umano come noi, sofferente nel fisico, ma ancor di più nell’animo e curare, o meglio prendersi cura dell’animo di un'altra persona, è cosa molto più difficile e impegnativa che curarne il fisico. Significa prendere per mano una persona che spesso è divenuta, è tornata ad essere un bambino e che a noi si affida con la ingenuità e la speranza, la fiducia totale propria dei bambini ed accompagnarlo, come un genitore previdente ed accudente, ad essere, a tornare ad essere, un adulto.
Significa accompagnarlo a riappropriarsi della propria vita, a riprendere la strada maestra della propria vita, “quando la diritta via era smarrita”, essendo sempre al suo fianco, ma mai davanti a lui, essendo sempre presente, ma mai invadente, avendo come unico scopo la sua guarigione, il suo ritorno alla vita precedente l’insorgenza della malattia, casomai anche migliore di quella precedente, con la consapevolezza, a volte un poco per noi dolorosa, che quel paziente, che ha fatto parte per un certo periodo di tempo della nostra esistenza di medici, che ci ha preoccupato, che può aver reso agitate le nostre notti, che abbiamo accompagnato per un tratto importante della sua strada esistenziale, al quale siamo stati affianco in occasione di scelte importanti per sé e per gli altri, una volta guarito, una volta ristabilito, una volta tornato ad essere un adulto autosufficiente, si congederà da noi e forse di lui, dopo aver condiviso con lui un frammento di vita, non sapremo più nulla.
Curare un paziente depresso è come adottare un figlio, vederlo crescere, aiutarlo a diventare adulto, per poi vederlo andare via, libero, per la sua strada.
Ma per fortuna, per noi medici, c’è subito un nuovo figlio da adottare.
Non potrò mai dimenticare una mia paziente di tanti anni addietro, una farmacista che, guarita dalla depressione, era stata colpita, in seguito, da gravi disgrazie nei suoi affetti più cari. Tornava a volte a trovarmi, per raccontare di sè, e una volta di queste ebbe a dirmi: ”Dottore io so che non sono depressa e che quindi lei non può fare nulla per me e per le mie disgrazie, ma vengo lo stesso da lei, per farmi accarezzare l’anima”
Curare un paziente depresso e vederlo guarire, vederlo uscire piano piano dal baratro, dal pozzo nero della depressione è quanto di più umanamente entusiasmante, gratificante, consolante possa esistere per un medico, è ciò che da un senso e un significato alla propria esistenza di medico.
Significa vedere, aiutare una persona sofferente, a rinascere, o a nascere finalmente e per la prima volta, significa restituirlo alla vita. Sinceramente non credo possa esistere esperienza più grande per un medico, soprattutto, se come me, anch’egli ha provato su di sé l’esperienza della depressione.
Ma come avviene tutto questo? Come si realizza ed è possibile questo miracolo?
Noi psichiatri d’oggi siamo fortunati, rispetto agli psichiatri dell’ottocento e della prima metà del novecento, i quali, nei confronti delle malattie che cercavano e desideravano curare, erano completamente inermi e dovevano accontentarsi di osservare, custodire i propri pazienti, accudirli, nella migliore delle ipotesi consolarli e attendere che malattie come la depressione guarissero da sole. Altre purtroppo non guarivano.
Oggi, come dicevo, siamo molto più fortunati di chi ci ha preceduto, perché abbiamo dalla nostra parte uno strumento, che altri medici, di branche diverse già possedevano, ma a noi psichiatri era ancora negato, i farmaci, nel nostro caso gli psicofarmaci.
A questi e alla terapia più in generale, sarà dedicato il prossimo capitolo.
Buon Anno Nuovo a Tutti

Domenico Mazzullo
www.studiomazzullo.com