martedì 16 dicembre 2008

Lettera a Babbo Natale



Siamo in prossimità del Natale e siamo tutti più buoni.
Secondo le migliori tradizioni, anche io ho scritto la mia letterina a Babbo Natale esprimendo i miei desideri. Parcamente ne ho, tra i miei tanti, scelti solo due, modesti ma a me carissimi e preziosi.
Il primo desiderio è che Eluana Englaro, colpita chissà da un misterioso virus fulminante, trovi finalmente e spontaneamente la morte desiderata e agognata e si dimetta autonomamente da una vita, o una parvenza, un fantasma di questa, che in tali condizioni mai avrebbe desiderato, come più volte aveva affermato, quando era in grado di esprimere una volontà cosciente.
Questa morte spontanea libererebbe Lei, in primis e a seguire i Suoi genitori, dallo assurdo, incomprensibile, inqualificabile, indegno spettacolo di personaggi saccenti e dotti, religiosi e laici, e a loro dire mossi dalle migliori intenzioni, che si aggirano discettando e filosofeggiando, attorno al Suo capezzale, autodefinendosi difensori della vita.
Mi piacerebbe assistere personalmente allo stupore e alla delusione, stampata sui volti di questi pii uomini, privati improvvisamente ed autonomamente del loro motivo di contendere, perchè lo stesso motivo, stanco di vivere è spontaneamente e nonostante la loro opposizione, morto.
Il secondo desiderio è un po' cattivo e temo che Babbo Natale lo ricuserà rispedendolo al mittente, ma ormai è scritto nella letterina che è già stata spedita al Polo Nord.
Vorrei che tutti coloro i quali sostengono la necessità di opporsi in tutti i modi al desiderio di Eluana, espresso ripeto quando era in vita, di non essere condannata ad una esistenza vegetativa, trascorressero il giorno di Natale, invece che con le loro famiglie attorno al solito panettone, invece accanto al capezzale di Eluana Englaro, con il papà e la mamma, per comprendere solo un poco, un pochissimo, se ne sono capaci, lo strazio e la sofferenza di questi genitori, costretti ad assistere alla esistenza di una figlia che non riesce a morire.
Grazie lo stesso Babbo Natale, anche se sono convinto che non esaudirai i miei desideri.
Domenico Mazzullo



giovedì 6 novembre 2008

Il Messia








Sinceramente se fossi stato un cittadino USA avrei votato McCain, ma non lo sono e quindi il problema non si è posto, ma non posso negare di essere rimasto particolarmente colpito, ammirato per la dichiarazione del candidato sconfitto, non appena è divenuta evidente ed inappellabile la sua sconfitta. Con grande nobiltà d'animo e cavalleria d'altri tempi, degna di un militare, ha subito ammesso la sconfitta e si è complimentato con il neopresidente dichiarando immediatamente ed inequivocabilmente:"Obama è il mio Presidente e tutti noi americani dobbiamo stringerci attorno a lui" per uscire subito dopo e credo definitivamente di scena. Grande lezione di stile, di fermezza d'animo e di lealtà verso il capo di una nazione che lo ha democraticamente eletto, stile distante mille miglia dalle risse da saloon, di pessimo gusto e molto poco democratiche che vedono come protagonisti i nostri politici, o sedicenti tali, che molto avrebbero da imparare da chi vive in un paese di democrazia molto più giovane della nostra ma evidentemente molto più profondamente sentita e rispettata.
Al di là di queste considerazioni personali, ciò che maggiormente mi colpisce, ma non mi stupisce, come psichiatra è lo straordinario entusiasmo che ha coinvolto tutti, non tanto negli Stati Uniti, che dovrebbero essere i diretti interessati, ma soprattutto al di fuori di questi, per questa elezione di un nuovo presidente, dal quale, quasi fosse un nuovo, moderno messia, di biblica provenienza ci si aspetta miracolistiche soluzioni o addirittura veri e propri miracoli che risolvano d'un sol colpo, i problemi del mondo intero.
Sinceramente non vorrei essere al posto di Obama sul quale si concentrano e convergono tutte le aspettative e i desideri che irrazionalmente ed emotivamente tantissimi nutrono nei suoi confronti. Il nostro paese, come al solito è al primissimo posto in questa espressione di miracolistica aspettativa, se un noto ed affermato quotidiano, "La Repubblica" addirittura titola al domani della elezione:"Il mondo è cambiato".
Sinceramente mi colpisce e nel mio piccolo non condivido questo ottimismo gratutito e destituito di fondamento, non perchè non creda e non abbia fiducia nella buona fede e nelle buone intenzioni di Obama, ma perchè fino ad ora conosciamo le sue parole dei programmi espressi nella campagna elettorale, ma non ancora i fatti, ed una persona, qualunque persona, a mio parere si valuta per i fatti e non per le parole, chè queste ultime, solo quando sono conformi e coerenti con i fatti, appunto, sono degne di valore e di credibilità. Aspetto allora fiduciosamente i "fatti" di Obama" per gioire, come tanti, della sua elezione.
Ma un'altra riflessione, purtroppo triste e non confortante, mi è suggerita da questa vicenda recente, che conferma e si aggiunge alle tante precedenti dello stesso genere e sulla stessa linea, ossia che le nostre umane prese di posizione, aspettative e conseguenti decisioni ed azioni sono informate e determinate molto di più, anzi spesso quasi unicamente, da spinte emotive ed irrazionali, piuttosto che dall'uso della ragione, di cui tanto ci sentiamo orgogliosi, come esseri umani, ma che poi così poco, o quasi per nulla usiamo, mossi dalla innegabile evidenza, che la poesia delle emozioni è molto più suadente ed affascinante, che la prosa piatta e anaffetiva della ragione.
Nulla di male anzi tutto di bene, quando le emozioni e le passioni ci spingono e ci inducono a produrre opere d'arte, a gioire entro di noi per queste, a provare sentimenti ed affetti verso un altro essere umano, ma non è altrettanto bene quando esse ci informano e ci spingono a prendere decisioni e ad agire, in ambiti nei quali dovremmo rispondere solo ed esclusivamente secondo ragione, utilizzando uno strumento che solo è proprio ed appropriato in questi contesti. Se devo piantare un chiodo uso un martello, così come se devo avvitare una vite uso un cacciavite. Un uso contrario non darebbe buoni risultati.
Così tornando ad Obama e al giubilo provocato dalla sua elezione, quasi fosse un novello messia sceso finalmente in terra a salvarla, mi sento un po' spaventato, non da lui certamente, ma dalla reazione emotiva e irrazionale da lui suscitata, ricordando che altri personaggi della storia hanno evocato analoghe aspettative e irrazionali certezze, rivelatesi poi infondate e tragicamente dannose per l'intera umanità. Non è necessario andare molto lontano con la memoria e il secolo appena trascorso e già i primi anni di quello attuale ne forniscono un eclatante e disperante esempio.
Con questa malinconica e pessimistica constatazione saluto, nel mio piccolo, Obama presidente, augurandogli sinceramente di smentire, con le sue azioni, le mie pessimistiche riflessioni.
Domenico Mazzullo

venerdì 17 ottobre 2008

Eppur si muove....






"Eppur si muove...". Questa la frase storica, amara e tristissima che si vuole il grande Galileo Galilei abbia pronunciato, tra sè e sè, dopo la abjura cui fu costretto dalla santa inquisizione per aver salva la vita, al termine di un drammatico processo che lo vide imputato, reo di aver voluto addirittura cercare la verità con gli strumenti della Scienza e non con quelli della fede.

Gravissima colpa per il povero Galileo, il quale osò addirittura voler usare la ragione che il buon Dio ci ha donato, piuttosto che rinunciare ad essa come la Chiesa di quel tempo e non solo avrebbe voluto, in favore di una fede e di una verità rivelata, naturalmente la sua.

Ma suvvia erano altri tempi, secoli addietro. Ora tutto è cambiato. Galileo Galilei è stato riabilitato già da alcuni anni dal papa Giovanni Paolo II il quale ha addirittura chiesto scusa con grande magnanimità e così ora la terra può tranquillamente ruotare attorno al sole, come voleva Galileo e non più il sole attorno alla terra, come invece voleva la Chiesa.
Erano altri tempi. Allora gli eretici venivano bruciati sui roghi, dopo i processi cui erano sottoposti dalla santa inquisizione, ora si dialoga con loro, pecorelle smarrite, dalla vista oscurata, che non vedono la verità giusta. Non si perdona solo a chi, dopo una vita di sofferenze inaudite, implora la morte come una estrema liberazione. A lui no, il perdono è negato, reo non di aver tolto la vita ad altri, ma di aver chiesto in piena consapevolezza di rinunciare alla propria, divenuta insopportabile.
I tempi sono cambiati, il potere temporale non esiste più e la chiesa si occupa solo di essere guida delle anime e delle coscienze.
Ma è proprio vero che dai tempi del povero Galileo, la filosofia della chiesa è cambiata e la stessa chiesa si è pentita degli errori del passato, come a gran voce e con pubbliche scuse annuncia?
Mi vien fatto di dubitarne, se papa Benedetto XVI, l'immediato successore del papa che ha riabilitato Galileo così si pronuncia a proposito della Scienza e di alcuni scienziati:" La scienza moderna a volte segue solo il facile guadagno e tenta di sostituirsi al Creatore con arroganza, senza essere in grado di elaborare princìpi etici, mettendo in grave pericolo la stessa umanità....non sempre gli scienziati indirizzano le loro ricerche per il bene dell'umanità. Il facile guadagno o, peggio ancora, l'arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte, un ruolo determinante.".
A quali scienziati il papa si riferisce? A quale arroganza si riferisce? Forse a quella stessa arroganza di cui fu accusato Galileo quando con gli strumenti della ragione ebbe l'ardire di contestare la verità che la fede sosteneva?
Se così fosse, e purtroppo temo proprio che così sia, allora i tempi non sono per nulla cambiati, ma sono cambiati solo i modi con cui la chiesa, nel suo assurdo oscurantismo, cerca, come ha sempre fatto, di ostacolare il libero progredire della scienza, vissuta e sentita come il più grave e serio pericolo, come il più temibile attentato alla propria supremazia e al proprio potere fondato sulla ignoranza.
Domenico Mazzullo




mercoledì 1 ottobre 2008

Libera Chiesa in Libero Stato


Non si è ancora spenta l'eco delle polemiche provocate dalla celebrazione del XX Settembre a Porta Pia, caratterizzate dalla improvvida, indecorosa, offensiva ed equivoca commemorazione, da parte del delegato alla memoria del Comune di Roma dei 19 caduti papalini, zuavi stranieri e mercenari, che la Chiesa Cattolica, forte di questo clima permissivo e clericale, si permette ancora una volta di interferire ed ingerire, pesantemente ed impropriamente, negli affari interni di uno stato sovrano libero ed indipendente, quale è, o dovrebbe essere la nostra Italia, arrogandosi arbitrariamente il diritto di esprimere il proprio parere contrario, alias veto preventivo, su una legge avente come argomento il testamento biologico, già presente ed esistente negli Stati Uniti e in molti stati europei.
Alla conferenza stampa conclusiva del Consiglio permanente della Cei, monsignior Betori, chiude la porta ad una vera legge sul testamento biologico: da una nota di agenzia di stampa "Il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, illustrando oggi il comunicato finale dei lavori del parlamentino della Cei, ha ribadito il sì dei vescovi alla "dichiarazione del paziente legalmente riconosciuta" che costituisce "la volontà del paziente stesso". Con questa dichiarazione il medico - ha precisato Betori - si deve confrontare ma poi a decidere è lui, "senza cedere né verso l'eutanasia né verso l'accanimento terapeutico". Secondo i vescovi italiani in una legge sul "fine vita" non deve esserci spazio per "aperture all'autodeterminazione dell'individuo. Questa - ha spiegato il segretario della Cei Giuseppe Betori - è una visione che va contro le radici cristiane della nostra cultura". Per questo, ha sottolineato, "preferiamo non parlare di testamento biologico ma di una legge sul fine vita: la vita non è a disposizione di nessuno, nemmeno di se stessi. Il problema è proteggere la vita e rendere degno il momento della fine della nostra esistenza".
Mi chiedo come questo prelato si permetta e come lo Stato italiano gli permetta, di esprimersi in questo modo, senza neppure accennare ad una reazione di protesta.
Eppure abbiamo studiato a scuola, che cardine dei rapporti tra stato e chiesa, dovrebbe essere il motto illuminante ed esaustivo di Camillo Benso conte di Cavour:"Libera chiesa in libero stato", che forse il prelato non ha studiato nelle scuole cattoliche che ha frequentato da giovinetto, o più probabilmente fa finta di dimenticare, perchè non conveniente e scomodo per gli interessi suoi e della sua chiesa, ma che non dovremmo mai dimenticare e anzi tener ben saldo nella memoria noi, cittadini italiani che laicamente vogliamo sentirci liberi nelle nostre coscienze, senza ingerenze in queste di nessuno.
La chiesa è liberissima di esprimere il proprio parere morale e determinante, per chi a quella chiesa si sente di appartenere e che ai suoi precetti deve ubbidire, ma non è libera di esprimere pareri ed ingerire nella legiferazione di uno stato sovrano, che pur ospitandone il capo, vuole e deve sentirsi libero da ogni vincolo di fede religiosa, a suprema, inalienabile, irrinunciabile tutela di quei tanti cittadini italiani, che in quella fede non si riconoscono.
Io cittadino italiano laico e non religioso, sono soggetto alle Leggi dello Stato, ma non ai dettami religiosi legittimi e vincolanti per i fedeli, ma non per me che a quella fede non credo e non appartengo.
Un cattolico credente, ossequioso ai precetti della sua chiesa, non redigerà mai il testamento biologico che gli permetterebbe, in piena libertà, di disporre della propria vita, ritenendo, secondo la sua fede che questa vita non gli appartenga, ma perchè dovrei essere privato io, laico e non di fede, che ritengo invece che la mia vita mi appartenga, del diritto legittimo e sacrosanto di disporre di questa in piena libertà?
Mi sembrava di aver studiato a scuola che i tempi della Santa Inquisizione in cui la "vera fede" veniva imposta con la forza, fossero finiti, ma evidentemente non è così o qualcuno fa finta di non accorgersene.
Mi verrebbe voglia di suicidarmi per far dispetto a monsignor Betori, per dimostrargli che la mia vita mi appartiene e ho diritto a disporre di essa, ma non lo faccio perchè penso che del mio suicidio non gli importerebbe niente.
Domenico Mazzullo

domenica 21 settembre 2008

Due pesi e due misure




A ideale commento di quanto detto nel Post precedente, mi piace pubblicare, per chi ha l'incauta volontà di leggermi, ma lo avesse perso, l'articolo pubblicato sul quotidiano "La Repubblica" di domenica scorsa da Corrado Augias, in occasione del recente viaggio del Papa Benedetto XVI nella laica Francia:



Questi toni
anche in Italia

CORRADO AUGIAS

Quale diversità di toni, da una parte e dall'altra quando il papa parla fuori d'Italia e quando, fuori d 'Italia, un capo di Stato o di governo gli si rivolge.
Nella "lectio" al mondo della cultura, Benedetto XVI ha ricordato le benemerenze del monachesimo spingendole fino a farle diventare una premessa dell' umanesimo.
In quello straordinario ambiente gotico il papa ha dipinto il monachesimo come un baluardo di libertà, un freno al doppio e opposto estremismo dell'arbitrio e del fondamentalismo, con un chiaro richiamo all'attualità.
Al presidente Sarkozy che ha parlato ancora di quella “laìcità positiva“ già adombrata in Laterano lo scorso dicembre, BenedettoXVI ha risposto che la laicità non è in contrasto con la fede .
Sarkozy era stato criticato per aver fatto quella misurata apertura verso la religione nella vita pubblica; eppure si trattava di parole che in un'ottica di casa nostra nessun politico
mai direbbe nel timore di essere giudicato troppo laico .
In un paese dove la metà dei bambini nasce fuori dal matrimonio e le chiese sono frequentate dall'8 per cento della popolazione, il papa non ha mai accennato alla sacralità della famiglia, al divorzio , all'aborto, alle coppie di fatto regolamentate in Francia dal 1999 .
Mai ha toccato gli argomenti della vita e della morte, della bioetica e del finanziamento alle scuole cattoliche.
Al di là delle Alpi non ci sono principi non negoziabili .
Il papa sa che qui la laicità è regolata per legge dal 1999; che toccare argomenti sui quali lo Stato ha gelosa competenza sarebbe stato peggio di una gaffe, sarebbe stato anche ai suoi fini controproducente.
A Parigi si è visto un papa benevolo e che s'è ben guardato di rivolgersi ai politici cattolici ; che ha parlato invece a tutti gli uomini di buona volontà mostrandosi cosi molto più "cristiano" dell'arcigno guardiano della morale che tuona dal balcone di san Pietro.




A Corrado Augias il mio personale, ideale ringraziamento per aver espresso e condensato in un così acuto e lucido scritto il pensiero comune di tanti tra noi.


Domenico Mazzullo




www.studiomazzullo.com

sabato 20 settembre 2008

XX Settembre 1870 XX Settembre 2008













XX Settembre 1870 XX Settembre 2008. Ancora la voglia e il desiderio di ricordare, di conservare entro di noi, la memoria di una data così importante per l'Italia, per la nostra Patria, una data che ha finalmente coronato il sogno del nostro Risorgimento, il sogno di tanti Patrioti che hanno combattuto e sono morti per una Italia unita e libera, con Roma capitale, una data che ha segnato la fine del potere temporale della Chiesa, restituendo contro la volontà di questa, Roma agli italiani.

Oggi, come tutti gli anni, coloro i quali ancora nutrono e alimentano entro di sè gli ideali del Risorgimento, si sono raccolti a Porta Pia per celebrare, per commemorare, per testimoniare, per non dimenticare e non far dimenticare gli ideali e i principi che hanno fatto l'Italia libera e sovrana, consegnandoLa a noi posteri e figli di quegli uomini che per essi si sono sacrificati e sono morti.

Quando oggi, in un assoluto silenzio, ho sentito risuonare le note del Silenzio per rendere gli Onori ai caduti, la mia mente è idealmente volata a Giuseppe Mazzini, a Giuseppe Garibaldi, ai combattenti volontari della Repubblica Romana del 1849, caduti per difendere Roma, perchè essa fosse finalmente libera dal dominio oppressivo del Papa Re.

Il loro sogno non fu coronato, il loro desiderio non fu realizzato, Essi non potettero vedere una Roma libera e repubblicana, ma forse, da dove stanno, hanno potuto vedere oggi i Loro eredi, i Loro discendenti, riunirsi a Porta Pia per onorarne la memoria e serbare vivo il Loro ideale, per testimoniare che non sono morti invano.

Ma mentre rifletto, mentre commosso rievoco con la fantasia quei momenti eroici e gloriosi, mi assale subitaneo, crudele, imperioso e ineludibile un dubbio, un interrogativo: ma Roma e l'Italia sono veramente libere? E' veramente finito il dominio del potere papale? Siamo veramente cittadini di uno Stato sovrano e repubblicano, o non piuttosto ancora sudditi di un Papa Re?

Un Papa, il quale liberatosi, non per sua volontà, di un potere "temporale" esercita ancora e ancor di più il suo potere, in maniera più subdola, più sottile e per questo ancora e ben più pericolosa?

E mentre la mia mente si perdeva in questo interrogativo, le note del Silenzio terminavano, restituendo me e tutti gli altri al rumore fastidioso e disturbante di una città moderna, in febbrile movimento, ansiosa di dimenticare, di non pensare, di abdicare, di cedere la propria autonomia, la propria libertà, il proprio libero pensiero, in cambio di un comodo e rassicurante pensiero suggerito, imposto da altri, che pensino e decidano per noi.

Allora, se questo fosse vero, quei caduti, Cui oggi rendiamo gli Onori, sarebbero morti invano, sacrificando la loro libertà e la loro vita inutilmente, per noi che oggi così facilmente a quella libertà di pensiero rinunciamo volontariamente, semplicemente non esercitandola, lasciando che altri se ne approprino e la esercitino per noi.

E proprio ieri, a Porta Pia, quasi a voler confermare e rafforzare i miei dubbi e i miei timori, si è verificato un fatto importante ed inquietante, mai accaduto in precedenza: Il Delegato alla Memoria del Comune di Roma, generale Antonino Torre, in rappresentanza del Sindaco, nel suo discorso commemorativo ricordando i caduti del XX Settembre ha citato, uno per uno i nomi dei 19 caduti da parte papalina, "tralasciando" di citare i nomi dei 48 caduti da parte italiana, contravvenendo alla elementare regola secondo la quale i caduti sono eguali e sullo stesso piano da entrambe le parti.
Una svista? Una dimenticanza? Una scelta di opportunità, perchè citarne 48 italiani, sarebbe stato troppo lungo, rispetto ai 19 papalini?
Oppure, e mi fa orrore semplicemente pensarlo, è stata una scelta meditata e studiata per non fare cosa sgradita al Papa, in un giorno in cui si celebra la fine del suo potere temporale, per opera della Italia laica, seppur monarchica.
E' un pensiero che mi indigna semplicemente formularlo entro di me, ma che purtroppo è avvalorato dal fatto inequivocabile, che quando il Presidente del Comitato per il 150° anniversario della Unità di Italia, Benito Garrone ha cercato di prendere la parola per contestare l'accaduto e farne rilevare l'inopportunità, gli è stato strappato il microfono di mano dallo stesso Delegato alla Memoria.
Anche questa una svista, una disattenzione? Ma per fortuna le parole del Presidente Garrone sono state udite egualmente, da chi voleva udirle.
Fa tristezza pensare che una data storica così importante e fondamentale per la nostra Patria, venga sporcata, offuscata, da un atteggiamento servilmente ossequioso nei confronti del successore di quel Pio IX che con la sua proterva e miope, inutile resistenza, si rese responsabile dei 19 caduti papalini e dei 48 caduti italiani.


Domenico Mazzullo






venerdì 22 agosto 2008

Se Maometto non va alla montagna...n.2








Forse per non essere da meno alla novità della Sardegna, ecco una nuova iniziativa estiva da parte di un sacerdote, questa volta di Bibione, don Andrea, che tutti i giovedì in estate, apre la Chiesa alle 8 di sera e la chiude alle 8 del mattino, per tutti i fedeli che, disgustati dalle discoteche, dai festini sulla spiaggia con relativi falò e dalle maratone estive alimentari-alcooliche ed altro, desiderano e sentono pressante l'esigenza di rifugiarsi in Chiesa per ritrovare un minuto di raccoglimento, per ricongiungersi con se stessi, per nutrire spiritualmente l'anima temporaneamente smarritasi nei godimenti della carne e dimentica invece del nutrimento dello spirito. Dopo la mezzanotte viene servita addirittura una tazza di caffè gratis a tutti i fedeli presenti.

Certamente l'intenzione di don Andrea è lodevole e mossa, ispirata dalla più sincera buonafede, se egli stesso si è espresso così:" Con preghiere e confessioni by night, salvo i giovani dalla discoteca", ma a me laico e agnostico, questo estremo propendere della fede verso chi è in tutt'altre faccende affaccendato, questo proporsi eccessivo e ostentatamente facilitatorio, questo cercare senza essere cercato, queste chiese gonfiabili sulla spiaggia o nei luoghi di ritrovo, queste chiese aperte anche di notte, per una popolazione che di notte preferisce altre cose, appare leggermente eccessivo e credo rischi di sminuire, a parer mio che fede non ho, il valore stesso, intrinseco e più profondo della fede.

Ho sempre pensato alla fede, come a un valore che debba essere cercato, nel nostro intimo, con impegno ed anche, perchè no, con sforzo, con dedizione, con sacrificio, e non piuttosto come a un bene che venga elargito, regalato, proposto e deposto davanti a noi, inconsapevoli e immeritevoli, senza nessuna iniziativa da parte nostra, senza nessuna nostra presa di posizione, senza nessuna intenzione di cercarla e eventualmente trovarla.

Mi tornano alla mente le parole di un grande giornalista, laico ed agnostico, sulle cui pagine ho incominciato e imparato a pensare e ragionare riguardo a questi temi, Augusto Guerriero, meglio conosciuto per il suo pseudomino "Ricciardetto" : "Quaesivi et non inveni", ho cercato, ma non ho trovato.

Testimoniano tutto il dolore, lo sconcerto, la solitudine esistenziale di un uomo che ha cercato, ma non ha trovato. Cosa? Proprio quella fede che ora invece viene elargita, così semplicemente, facilmente, leggermente a tutti, che l'abbiano desiderata e cercata, o no, che la volessero o meno.

Da che mondo è mondo il problema principe della esistenza umana, superato quello acuto ed immediato della sopravvivenza è stato quello del significato della nostra esistenza, del nostro fine, della nostra ragione di esistere, domande alle quali la fede ha dato, per alcuni tra noi più fortunati, risposte certe ed esaustive, risposte comunque a domande poste, risposte cercate.

Ma una risposta senza domanda è una risposta sprecata, a vuoto, non valida e non apprezzata.

E mi chiedo perchè quei tanti, tantissimi giovani che trascorrono la notte in discoteca, a ballare e fare altro dovrebbero all'improvviso sentire così forti ed irrefrenabili i morsi del rimorso, del pentimento, del bisogno di sacro, di ricongiungimento con Dio, da non poter neppure attendere il normale trascorrere della notte, il sorgere delle prime luci del giorno seguente, per recarsi in chiesa e confessarsi, per sciogliere il proprio animo afflitto in un pianto liberatorio e dover invece approfittare e godere della opportunità notturna fornita ed elargita da don Andrea per liberare il proprio animo.
E mi sovviene anche, emerge dai miei ricordi scolastici, ormai remoti, la tragica vicenda di manzoniana memoria dell'Innominato che come tutti ricordano, dopo la frase semplice pronunciata da Lucia "Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia", colpito e rapito da queste parole nel più profondo della sua coscienza, trascorse una notte insonne, drammatica, roso dai ricordi, dalla rievocazione delle tante ribalderie commesse, da un disappunto per queste che presto si sarebbe trasformato in odio pieno, da un incontenibile desiderio di farla finita, di cancellarsi fuori da una vita divenuta insopportabile, da una angosciante domanda sul "poi", sul "dopo la morte", sulla fine che avrebbe fatto il proprio corpo senza vita, sul domani senza di lui.
Dovette trascorrere interamente e senza speranza una notte così, in nostro povero Innominato, perchè nella sua coscienza cominciasse a farsi strada il barlume del rimorso, e attendere inevitabilmente il mattino, perchè il suono inatteso delle campane, gli annunciasse il sopravvenire del Cardinale Borromeo, recatosi dal quale, sciogliersi finalmente in un pianto liberatorio e convertire il rimorso in pieno pentimento, con sincera volontà di espiazione.
Mi sorge subitaneo il dubbio,però, che se il nostro Innominato, invece che ai suoi tempi, quelli del Cardinale Borromeo, fosse vissuto nei tempi recenti, avrebbe trovato don Andrea ad attenderlo, nella sua Chiesa aperta anche di notte, risparmiandogli certamente la tragica veglia notturna, con tutti i suoi tormenti, ma a noi sarebbe venuta meno una pagina commovente e di grandissima letteratura...e forse infine il risultato non sarebbe stato proprio lo stesso, privato del pathos della ricerca e della attesa.
Ricordo che quando ero bambino e mia mamma mi recava con sè in chiesa, rimanevo sempre stupito ed affascinato del come, all'immediato varcare la soglia e al richiudersi dietro le nostre spalle della porta della chiesa stessa, il rumore di fuori miracolosamente e improvvisamente sparisse, sostituito da un insperato ed affascinante, sconosciuto silenzio.
Mi appariva sempre, questa, come la prova e la testimonianza della esistenza di Dio.
Ora mia mamma non c'è più da tempo e io non frequento più le chiese, ma se vi entrassi ritroverei ancora lo stesso misterioso silenzio, o sarei disturbato dal rumore e clamore della vicina discoteca?
Domenico Mazzullo