martedì 3 febbraio 2009

Quiete


Eluana Englaro ha raggiunto questa mattina la casa di cura "La quiete" di Udine. Mi auguro e Le auguro di trovare finalmente lì la Sua quiete.
Sono allibito e agghiacciato dalle immagini raccapriccianti trasmesse ora dal Telegiornale, riguardanti il Suo trasferimento in ambulanza verso il luogo ove finalmente riuscirà a por fine, tranquillamente alla Sua non vita.
L'ambulanza è stata letteralmente assaltata, aggredita, a mo' di assalto alla diligenza, da un gruppo di facinorosi, scalmanati, criminali, che invece di rispettare il silenzio, il dolore, la dignità che questa situazione dovrebbe imporre, hanno cercato violentemente di arrestarne il viaggio verso la sua destinazione.
Viviamo in un paese civile? Sono abbondantemente adulto eppure, e ne sono contento, sono rimasto sconcertato, allibito,agghiacciato da queste immagini e dalla violenza dimostrata, dalla assoluta mancanza di comprensione e di rispetto da parte di questi fanatici idioti che mi fanno vergognare, ed è la prima volta, di essere italiano.
Fanno eco a questa dimostrazione di assurdo, idiota, ignorante fanatismo le parole della chiesa, in primis del cardinale Barragan."Fermate la mano assassina".
Si commentano da sole e provengono da un esponente di quella stessa chiesa che si è macchiata di crimini orrendi, quali l'inquisizione, i roghi degli eretici, il rogo di Giordano Bruno, il martirio dei patrioti Targhini e Montanari, di Angelo Brunetti detto Ciceruacchio e di Suo figlio Lorenzo di appena 13 anni, della persecuzione dei "perfidi ebrei", dei casi di pedofilia da parte di religiosi e di tanti altri delitti, ingiustizie e vessazioni, per le quali il vero miracolo è rappresentato dal fatto che dopo 2000 anni, ancora ci siano persone che credono in lei e che si uniformano ai suoi precetti.
L'unica parola che mi viene alla mente è VERGOGNA.
Domenico Mazzullo

martedì 27 gennaio 2009

Misericordia








Il Papa Benedetto XVI, coerentemente con i suoi principi e con la sua ideologia, ha revocato la scomunica ai vescovi ribelli, nominati da Lefebvre, compiendo un atto di misericordia, secondo quanto espresso dalla voce vaticana.
Questi sono fatti interni al Vaticano, che non comprendo, ma non mi riguardano e non mi interessano.
Però, guarda caso, tra i vescovi perdonati, dalla misericordia papale, c'è anche il vescovoRichard Williamson, che sarebbe rimasto un vescovo pressocchè sconosciuto ai più, se non fosse per il trascurabile particolare che questo alto prelato ora riammesso alla comunione, ha sempre negato e continua a negare l'Olocausto di sei milioni di ebrei e afferma che i forni crematori non sono mai esistiti e che sono il frutto di un abile fotomontaggio.
Per quanto riguarda le affermazioni del vescovo, io esorterei il Vaticano a organizzare, a proprie spese, un viaggio educativo, che io stesso ho compiuto, mediante il quale potrebbe vedere e toccare con mano quei forni crematori di cui nega l'esistenza, con tutti gli annessi e connessi, ma a titolo personale mi chiedo, come faccia il capo della chiesa cattolica a riammettere in seno a questa, un alto prelato che così evidentemente mistifica e nega una tragica, angosciosa realtà che pesa e peserà per sempre sulla coscienza della umanità.
Il Vaticano si difende e si è difeso dalle critiche, affermando che le posizioni e le affermazioni del vescovo negazionista, sono a titolo personale e non rispecchiano il punto di vista del Vaticano.
Ora mi sembra ridicolo, se non fosse tragico, che si permetta ad un alto esponente della chiesa di esprimere opinioni così offensive e così chiaramente false e tendenziose, trincerandosi dietro la debole e risibile affermazione che esse sono opinioni personali e non rispecchianti il punto di vista della chiesa.
A meno che, ma l'ipotesi mi fa orrore al solo pronunciarla, invece queste personalissime opinioni non siano piuttosto in linea con l'atteggiamento perennemente antisemita della chiesa cattolica, che una volta di più si manifesta nella sua squallida e offensiva chiarezza. La Storia insegna.
A proposito poi dell'atto di misericordia papale, mi sconcerta il fatto che questa straordinaria e onorevolissima misericordia, si sia rivolta a favore di vescovi ribelli, tra i quali quello prima menzionato e che nulla hanno fatto, o detto per essere perdonati e non si è per nulla mossa a compassione per concedere i funerali religiosi a Piergiorgio Welby reo di aver desiderato addirittura la morte, come liberazione da una vita divenuta per lui insopportabile.
Due pesi e due misure, si sarebbe detto una volta, ma i tempi sono cambiati.
Domenico Mazzullo

domenica 25 gennaio 2009

Arroganza

Il Vaticano, unica voce discordante, non si è unito al coro osannante di tutto il mondo per l'incoronazione di Barack Obama a Presidente degli USA, novello Messia dal quale ci si attende una miracolistica soluzione a tutti i problemi del pianeta.
I suoi primi provvedimenti in tema di aborto hanno suscitato le ire del Vaticano, i cui esponenti di maggior spicco si sono espressi con immediata, straordinaria, non abituale durezza, vista l'importanza da loro attribuita ai temi in questione.
Il presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, mons. Elio Sgreccia ha detto testualmente:"Tra le tante cose buone che poteva fare, ha scelto la peggiore". Mentre l'attuale presidente in carica della Pontificia Accademia della Vita, mons. Rino Fisichella ha usato toni e parole ancora più dure e forti, tacciando e accusando il Presidente Obama "dell'arroganza di chi si crede nel giusto".
Evidentemente l'ineffabile mons. Fisichella affermando questo è implicitamente convinto, ma non arrogantemente, di essere assolutamente ed innegabilmente, lui, nel giusto.
Se ne deduce quindi che, per mons. Fisichella, inevitabilmente e incontrovertibilmente è arrogante chi esprime pareri e opinioni discordanti dal personalissimo"suo giusto".

Domenico Mazzullo
d.mazzullo@tiscali.it
www.studiomazzullo.com

venerdì 23 gennaio 2009

Non è il paese degli ayatollah


"Non viviamo in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile".
Con questa frase, chiara, lapidaria, sicura del proprio diritto e della propria legittimità, Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, ha risposto al Cardinale Poletto, il quale, intervenendo ancora e proditoriamente sul tristissimo caso di Eluana Englaro, ha esortato i medici cattolici a fare obiezione.
Grazie, Signor Presidente per la Sua presa di posizione, chiara, esplicita, determinata, netta e finalmente libera dai funambolismi letterari di tanti politici che, per non scontentare nessuno, non esprimono mai chiaramente il proprio parere.
Ha espresso chiaramente il proprio parere, o meglio il proprio diktat, il Cardinale Poletto con l'arroganza e la prosopopea tipica della Chiesa cattolica, quando vede toccati i propri interessi.
Ne riporto integralmente le parole:
" La legge di Dio non può mai essere contro l'uomo. La legge di Dio è sempre per l'uomo. Andare contro la legge di Dio significa andare contro l'uomo. Dunque se le due leggi entrano in contrasto è perchè la legge dell'uomo non è una buona legge e si rivelerà tale dai suoi frutti.".
Ho voluto riportare integralmente le parole del Cardinale Poletto, perchè al lettore non possa sfuggire la gravità, l'arroganza e il significato offensivo nei confronti del nostro Stato e delle nostre Leggi.
Prima di tutto il Cardinale non tiene conto, che non tutti gli uomini credono necessariamente in Dio e quindi per chi non crede, il suo discorso è privo di valore; in secondo luogo il Cardinale presume, con prosopopea tutta cattolica, che tutti gli uomini credenti, credano nel "suo" Dio , nel Dio cristiano e che quindi le leggi di questo Dio, automaticamente valgano per tutti i credenti; terzo, e questo ultimo punto è a parer mio ancora più grave ed offensivo e tutto il mondo laico dovrebbe insorgere, il Cardinale Poletto dimentica, o fa finta di non ricordare, che l'Italia è uno Stato libero e sovrano, con Sue Leggi, che tutti i cittadini sono obbligati a rispettare e che uno stato straniero, quale è il Vaticano non ha nessun diritto di interferire e sindacare sulle nostre Leggi, per bocca di suoi rappresentanti, o esponenti.
L'invito del Cardinale Poletto, rivolto ai medici cattolici, a fare obiezione equivale alla istigazione da parte di un rappresentante di uno stato straniero, a disattendere e non rispettare le nostre Leggi, il che mi appare un atto gravissimo, irrispettoso e apertamente ostile nei nostri confronti.
In virtù di quale principio o ragione dovremmo tollerarlo?
Domenico Mazzullo

giovedì 22 gennaio 2009

Quesito

Ho ricevuto, da una Persona, che mi onora della Sua amicizia una lettera che mi propone un quesito, lettera che riporto integralmente, avendone chiesto autorizzazione e alla quale faccio seguire la mia risposta, non per desiderio di protagonismo, ma perchè penso che la stessa domanda possa essere stata di molti.

"Carissimo dottor Mazzullo, dopo molto tempo torno a importunarla con le mie solite insofferenze, questa volta indirizzate ad eventi infarciti, a parer mio, di assurdità e privi assolutamente di logica Queste mie insofferenze, sempre più frequenti, visibili e… udibili (per la deprecabile abitudine che sto prendendo di imprecare e maledire a alta voce), sono la conseguenza della cronaca che ci arriva quotidianamente in mille modi: dai giornali alla tv, da internet agli sms e quant’altro possa giungere al nostro sovraccaricato cervello.
Ora per chiarire il mio pensiero e arrivare alla solita crudele domanda che le farò e che lei sicuramente si aspetta, cercherò di dare ordine alle mie inquietudini e per non fare un lungo e irritante (per me) elenco dettagliato, andrò avanti per grandi linee.
Mentre pranzo, sempre in maniera molto parca vista ormai l’età, faccio però la solita abbuffata di notizie propinate appunto dai vari tg che uso seguire ogni giorno e che, come sicuramente avrà notato anche lei, riportano con regolare frequenza la presenza e/o la difesa di eventi e di personaggi che si sono distinti per fatti di cronaca nera o di malefatte nei confronti della società: Battisti, l’omicida difeso dai brasiliani e da larga parte degli intellettuali francesi, per non parlare dei tanti italiani; Luciano Moggi, autore indiscusso della più disgustosa pagina dello sport italiano che, evidentemente colpevole e ancora con vari processi da subire, viene amorevolmente soccorso e difeso da vari media e personaggi (squallidi) dello stesso settore; Ancora, la sentenza che consente a un pluriomicida, che ha assassinato madre, padre e fratello, di ereditare le proprietà immobiliari dei defunti genitori. (Come recita quel detto “si rivolteranno nella tomba”. Credo che in questo caso calzi veramente a pennello); Addirittura La Corte Suprema Europea della Giustizia (sic!) che condanna il governo italiano a risarcire gli autori degli ecomostri abbattuti sul lungomare di Bari per “violazione della proprietà privata” (??????). Vorrei anche aggiungere il comportamento delinquenziale di alcuni (leggi Diego Maradona) e quello di evasione e frode fiscale di famosi vip italiani (Tomba, Loren, Pavarotti, Valentino Rossi e molti altri) che sono stelle intoccabili, veri e propri beniamini che escono da queste vicende senza subire la benché minima scalfittura, che invece lascia ammaccati e doloranti quanti con le stesse malefatte non hanno la stessa fortuna di essere famosi. Infine, ma solo un accenno, gli innumerevoli personaggi che già condannati (Sofri) o implicati o addirittura accusati, di efferati delitti (Cogne, Garlasco, Perugia, Erba, per citare solo i più famosi e più recenti) anch’essi ospiti di tv e giornali, quando non soggetti di film o romanzi con tanto di presentazione davanti a personalità e amici. Con una presenza così invadente da farli diventare volti “amici”. Insomma quasi una gara tra network a scoprire il divo del momento nonostante tutto. Quasi a premiarlo.

Ecco questa…come possiamo definirla, abitudine? Va be’ diciamo così. Questa abitudine di correre in aiuto di chi sbaglia la ritengo una vera e propria istigazione a delinquere. Piano piano comincio a pensare che quei giovani, che commettono reati incredibili e subito dopo vengono acciuffati dalle forze dell’ordine: stupri, violenze di gruppo nei confronti di tanta gente, la distruzione di scuole e spazi pubblici, facciano queste cose per essere scoperti, sicuri che pagheranno poco o niente, ma avranno in più la possibilità di finire anche loro nel firmamento mediatico.

La mia domanda è proprio questa dotto dottor Mazzullo, è possibile che questi esempi vengano interpretati da pochi (per fortuna) giovani che sanno che qualunque cosa commettano l’impunità è quasi certamente garantita dalla follia e dalla illogicità sociale di questi anni bui che stiamo vivendo?
Un caro saluto, con immutata e devota amicizia,
Roberto Gruppo"

Caro Amico,

certamente Lei conoscerà Wolfgang Goethe, il famosissimo poeta e scrittore tedesco, autore, in piena età romantica, tra le altre cose di "Le affinità elettive" e di "I dolori del giovine Werther" che si conclude con la morte, autosomministratasi, del protagonista, il giovane Werther, (leggasi suicidio), vittima delle sue pene d'amore e dei Suoi problemi morali.

Ebbene, il lungimirante e attento governo germanico, nonostante l'indubbio valore artistico, si vide costretto, ad un certo punto, a proibire la pubblicazione dell'opera, a causa della epidemia di suicidi che si era diffusa tra i romantici giovani tedeschi, impressionati dalle vicende di Werther e in preda a raptus suicidi per imitazione.

Nella nostra epoca attuale, molto meno romantica e più prosaica, noi psichiatri parliamo di "effetto Werther" quando la pubblicazione sulla stampa, o la diffusione in televisione di notizie e particolari riguardanti il suicidio, per lo più di un adolescente, provocano ancora un fenomeno imitativo in coetanei impressionati e colpiti dal gesto.

Forse, e lo dico senza alcuna ironia, ma con la tragica serietà che si addice ad un fenomeno grave ed inquietante, soprattutto perchè riguarda i giovani, ci troviamo, mutatis mutandis, di fronte ad un novello "effetto Werther", certo molto meno romantico e suggestivo, ma perfettamente in linea con i nostri tempi disgraziatamente degenerati.

Caro Amico, con la speranza di aver soddisfatto il Suo quesito e la consapevolezza di averLa ulteriormente rattristata, La saluto caramente.

Domenico Mazzullo

d.mazzullo@tiscali.it

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domenica 28 dicembre 2008

Regalo di Natale



Natale è da poco trascorso e anche in Esso, come in ogni umana cosa, quando questa è finita, si possono stilare bilanci, tracciare consultivi, cercare significati a posteriori.
A Natale viene spontaneo e quasi d'obbligo il computo dei regali e la loro classifica, o meglio suddivisione in belli e brutti, in buoni e cattivi, come a scuola, in regali da trattenere, o da riciclare nel prossimo anno, ma se andiamo solo un poco oltre le apparenze, se ci spingiamo solo un poco oltre il confine del visibile e percepibile con gli occhi, allora ci accorgiamo che sono tutti belli, quando scopriamo, in essi, l'affetto di chi ce li ha donati.
I miei sono stati tutti belli, segno che per fortuna, non per merito, ho goduto di molto affetto, ma tra questi uno mi è particolarmente caro ed è unico nella sua specificità: una lettera proveniente da una città della Sicilia.
In essa con una grafia che non ho tardato a riconoscere, avendo ricevuto altre lettere dalla stessa persona, accanto, anzi successivamente ai classici auguri di buon Natale e felice Anno Nuovo, quasi a voler sottolineare, modestamente, umilmente, la minor importanza della notizia rispetto agli auguri, quasi in sordina, sommessamente, vergognosamente, l'annuncio, il racconto, di quello che, immagino, certamente è stato uno degli eventi più emozionanti, commoventi, felici e significativi della propria vita.
La persona da cui ricevevo la lettera era una persona ora definitivamente trasferitasi in Sicilia, sua terra natia, ma che avevo seguito per anni, come psichiatra, qui a Roma, ove era fuggita e aveva trovato rifugio dopo esser stata rifiutata, disconosciuta, ripudiata dalla Sua famiglia.
Seguito dicevo, o forse meglio accompagnato, nel Suo lento, difficile, doloroso e coraggioso cammino di cambiamento di sesso, da quello maschile a quello femminile.
Il nostro rapporto è iniziato, ormai molti anni fa, quando, fuggita dalla Sua Sicilia e rifugiatasi a Roma, apparteneva ancora al sesso maschile, è proseguito per tutta la difficile e complessa fase di avvicinamento e di preparazione fisica e psichica, all'intervento chirurgico di cambiamento di sesso ed è continuato dopo questo, quando una nuova vita cominciava per la mia paziente, finalmente stabilitasi e riappropriatasi del sesso che da sempre sentiva come il suo.
L'intervento, che ha rappresentato certo uno spartiacque tra due frammenti di vita, che ha segnato inequivocabilmente un "prima" e un "dopo", nella esistenza dolorosa della mia paziente, ha rappresentato contemporaneamente un punto di arrivo e un punto di partenza per una nuova vita, comunque ancora irta di difficoltà, di incertezze, di dolori, di ingiustizie e di incomprensioni, di solitudine e di momenti di drammatico sconforto.
Di tutto questo io sono stato inadeguato, imperfetto, impreparato testimone e partecipe, nel tentativo di arrecare quel poco aiuto che la Scienza e la umana solidarietà può fornire a situazioni così disperatamente difficili e dolorose, di cui chi è vittima non è minimamente responsabile e spesso soffre, in aggiunta, della incomprensione di chi è vicino e anche un po' meno vicino, di chi dovrebbe capire e aiutare e invece si gira dall'altra parte per non vedere, per non essere costretto a vedere, ciò che disturba i nostri sensibili sensi e si trincera e si difende, dietro pregiudizi e giudizi frutto di ignoranza, che offendono chi li formula e non chi li riceve.
Di tutto questo è stata vittima per anni la mia paziente, cresciuta e vissuta in una famiglia del profondo sud, ove il concetto di mascolinità, come attribuzione e diritto di superiorità è ancora molto presente e duro a morire. Tutto questo La costrinse, quando la Sua decisione era ormai stata presa e comunicata, a fuggire da una famiglia che, lungi dall'appoggiarLa e confortarLa, La aveva al contrario rifiutata e abbandonata, disconoscendoLa e ripudiandoLa come causa e espressione di vergogna e scandalo.
Tutto questo rappresentava il motivo di maggior dolore e disperazione per la mia paziente, nei lunghi e difficili anni romani, tutto questo rappresentava oggetto dei nostri colloqui, che spesso, purtroppo, si riassumevano in un lungo, continuo, inarrestabile pianto dirotto e incontenibile; tutto questo portò la mia paziente a tentare, per fortuna senza riuscirvi, di por fine alla Sua vita e con essa alle Sue sofferenze. Tutto questo era riassunto, nella lettera che ho ricevuto, in una sola parola, "passato", intendendo Lei con questo, tutti gli anni trascorsi e sofferti.
"Carissimo dottore il mio passato è finito; i miei genitori e i miei fratelli hanno capito e ora faccio parte di nuovo della mia famiglia, seppur con un nome diverso".
Per uno psichiatra ormai sessantenne, forse non è dignitoso commuoversi, ma nel leggere quelle semplici, poche parole, che riassumevano il dramma di anni, non ho potuto, non ho voluto trattenere la commozione e l'emozione. Per mia fortuna ero solo nel mio studio.
E leggendo quella frase, semplice eppure così profonda e significativa, non ho potuto fare a meno di ripensare, con sdegno e con vergogna alle parole che il Papa, solo pochi giorni prima aveva pronunciato, a questo proposito, sull'argomento e che riporto testualmente perchè chi non le abbia ascoltate, o non le ricordi, possa riflettere, se lo vuole, sul loro significato:"La Chiesa ha una responsabilità verso il creato e deve farla valere anche in pubblico. Ha la responsabilità di proteggere anche l'uomo contro la distruzione di se stesso. E' necessaria una ecologia dell'uomo. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell'essere umano, come uomo e donna e chiede che quest'ordine della creazione venga rispettato. Disprezzare quest'ordine, sarebbe un'autodistruzione dell'uomo e una distruzione dell'opera stessa di Dio. Ciò che viene inteso con il termine "gender" è il tentativo dell'uomo di autoemanciparsi dal creato e dal Creatore. L'uomo vuole farsi da solo e disporre sempre esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità e contro lo spirito Creatore".
Belle parole, teologicamente perfette, ma distanti mille miglia dalla realtà umana, semplice, spesso drammatica, dolorosa, complessa e molte volte incomprensibile.
Benedetto XVI, il Papa teologo, è certamente molto esperto di Dottrina, ma lontanissimo dalla umana comprensione, dall'umana solidarietà verso chi, meno fortunato e non certo per sua colpa, cerca di dare alla propria vita un assetto migliore, cerca, con dolore e con fatica, una propria identità, perduta o mai conosciuta. Benedetto XVI chiuso nella torre d'avorio della sua teologia, chiuso nelle soffuse atmosfere del Vaticano, nulla conosce delle sofferenze e delle nobiltà di quel gregge che pretende di custodire.
E questa sarebbe una Chiesa vicina agli uomini?
Vergognatevi.
Domenico Mazzullo

lunedì 22 dicembre 2008

Giù le mani da Galileo



Con inaspettata puntualità e con pregevole tempismo e rapidità, il Papa Benedetto XVI ringrazia il nostro scienziato pisano Galileo Galilei, per le Sue opere e per il contributo fornito alla Scienza.
Peccato che lo stesso Papa, nel suo ringraziamento, ma si è trattato certamente di una piccola svista, di una dimenticanza perdonabile, dovuta alla sua età, o ai tanti impegni cui un Papa è costretto a far fronte, abbia dimenticato, tralasciato di sottolineare, di menzionare la piccola disavventura giudiziaria cui lo stesso Galileo andò incontro con la stessa Chiesa di cui egli ora è a capo.
Si trattò di una piccola bega giudiziaria, di un piccolo malinteso con la Santa Inquisizione, nel lontano 1633, che vide Galileo come imputato e ahimè anche condannato, ma per fortuna tutto si risolse felicemente e con soddisfazione dei partecipanti e contendenti, per mezzo della ammissione di colpa da parte dello stesso imputato e reo confesso. Si pensi che non si rese necessaria nemmeno l'applicazione della tortura, strumento allora molto in voga per ottenere le confessioni spontanee.
Certo chi era proprio vicino vicino allo scienziato pisano, sembra che Lo abbia sentito pronunciare, tra sè e sè e a bassissima voce, per non essere udito, la fatidica, nota frase "eppur si muove", a ribadire, in un estremo atto di orgogliosa e proterva affermazione di se stesso, la validità delle sue teorie. Ma si conosce e si tramanda il cattivo carattere di Galileo, accentuato dalla inoltrante senilità e tutto sommato questa frase, su cui si nutrono anche fondati dubbi, Gli può essere perdonata, a fronte dei grandi meriti scientifici che la Chiesa gli riconosce.
E bene ha fatto a tale proposito il Papa precedente a chiudere definitivamente il contenzioso con Galileo, nell'ormai lontano 1992, perdonandolo, a soli 359 anni di distanza, per le sue colpe e riabilitandolo agli occhi dei fedeli.
Con questo perdono e riabilitazione avvenuta, la Terra ora può liberamente ruotare attorno al Sole, come appunto aveva affermato Galileo, e può finalmente farlo sotto gli occhi di tutti senza dover temere ad ogni giro la scomunica da parte della Chiesa.
E il successore di Giovanni Paolo II, del Papa del perdono e della riabilitazione , è giunto addirittura a ringraziare Galileo per la Sua opera in campo scientifico. Peccato solamente per una piccola postilla, una aggiunta, forse un lapsus calami, dovuto sempre all'entusiasmo del momento e alla atmosfera natalizia, contenuta nelle stesse parole del papa, che ha affermato di essere grato a "tanti uomini e tante donne di Scienza che ci hanno fatto capire sempre meglio che le leggi della natura sono un grande stimolo a contemplare con gratitudine le opere del Signore".
Io non sono sicuro che questo fosse esattamente il pensiero di Galileo e di tanti altri uomini di Scienza, ma mi fido della infallibilità del Papa nella interpretazione del pensiero degli altri, però, se la mia senile memoria non mi tradisce, mi sembra di ricordare che, e solo poco tempo addietro, (vedi mio blog del 17 ottobre), lo stesso Papa si sia espresso, nei confronti degli uomini di Scienza, in termini leggermente diversi da quelli usati oggi per lodare Galileo:" La scienza moderna a volte segue solo il facile guadagno e tenta di sostituirsi al Creatore con arroganza, senza essere in grado di elaborare princìpi etici, mettendo in grave pericolo la stessa umanità....non sempre gli scienziati indirizzano le loro ricerche per il bene dell'umanità. Il facile guadagno o, peggio ancora, l'arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte, un ruolo determinante.".
Possibile che il Papa non ricordasse quanto da lui stesso affermato solo poco tempo prima? Oppure per la Chiesa esistono scienziati buoni e scienziati cattivi, i primi che affermano ciò che è conforme con la dottrina della Chiesa stessa e i secondi, naturalmente, che affermano ciò che invece è in conflitto con questa?
Può esistere una Scienza buona e una cattiva?
Oppure la Scienza è vista sempre dalla Chiesa con timore e diffidenza, in quanto utilizza lo strumento della umana ragione, in conflitto spesso e contrasto con quello della fede?
Domenico Mazzullo