martedì 30 ottobre 2007

Il Papa e i farmacisti


"L'obiezione di coscienza è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali come per esempio l'aborto e l'eutanasia". Lo ha detto ieri mattina papa Benedetto XVI ricevendo in Vaticano i farmacisti cattolici convenuti a Roma in occasione del loro Congresso mondiale dal titolo 'Le nuove frontiere dell'atto farmaceutico'.
Queste le testuali parole pronunciate dal Capo della Chiesa cattolica ai farmacisti cattolici, esortandoli, proprio in virtù del fatto di essere cattolici, esplicitamente alla disobbedienza, dimenticando(?) che cattolici, o no, i farmacisti sono comunque professionisti soggetti alla Legge dello Stato italiano, uno stato sovrano, pur se ospita nel suo territorio uno Stato straniero, quale è il Vaticano, libero per bocca del suo Capo di esprimere il proprio parere su questioni di ordine morale e religioso, ma non libero di interferire e contrastare le Leggi di uno stato sovrano, qual è quello italiano.
Vorrei ricordare a Benedetto XVI le parole limpide e molto chiare di Camillo Benso conte di Cavour: "Libera Chiesa in libero stato".

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