giovedì 11 ottobre 2007

La notte dell'Innominato






Ci siamo lasciati, la volta precedente, con il medico di famiglia che ascolta le lamentele di un suo vecchio paziente il quale, improvvisamente, ha iniziato a soffrire, da qualche tempo di una spiacevole, ingravescente e preoccupante insonnia, come lui stesso l’ha definita.
Il suo medico ascolta, annota e al termine esordisce con una domanda precisa: “ma lei, al mattino come si sente? Riposato, nonostante tutto, o stanco? Perché –aggiunge -se al mattino, pur avendo dormito poco, lei si sentisse bene, allora nonostante tutto, non si potrebbe parlare di insonnia, in quanto quest’ultima si definisce come la sensazione soggettiva di non aver ben dormito, o di aver dormito male e in maniera insufficiente. Il suo caso mi sembra purtroppo faccia parte di questa ultima eventualità”.
A questo punto e come è naturale, il medico si preoccuperà di accertare e necessariamente escludere la presenza di ogni altra patologia organica che possa giustificare l’insonnia, ad esempio un ipertiroidismo, una cardiopatia, un problema respiratorio ecc.
Escluse queste ipotesi organiche, il medico commetterebbe un grave errore ed una colpevole leggerezza, se concludesse l’indagine con la prescrizione di un farmaco ipnotico, generalmente una benzodiazepina, come purtroppo ahimé spesso ancora succede.
L’insonnia infatti è un sintomo e non una patologia a se stante, e come tale deve essere accuratamente indagata ed inquadrata clinicamente.
Prima di tutto ci si dovrà chiedere come e da quanto tempo è insorta, nonché come essa si manifesti e venga descritta dal paziente.
Classicamente noi distinguiamo una insonnia iniziale, caratterizzata da una difficoltà nell’addormentamento per cui il paziente, che spesso si addormenta sul divano davanti alla televisione, appena si corica a letto, non riesce a prendere sonno, in preda a pensieri assillanti e spesso all’ansia di non riuscire ad addormentarsi, peggiorando ovviamente la situazione.
Ben diverso è invece il caso prospettato dal nostro paziente al suo medico, in quanto il sonno giunge subitaneo e gradito, nonché desiderato, ma viene interrotto puntualmente ad ore fisse, da risvegli improvvisi quanto angosciosi, seguiti da difficoltà ad addormentarsi di nuovo.
In questo caso parliamo di insonnia lacunare.
Spesso associata a questa, ma ancora più spesso isolata è l’insonnia terminale, per la quale il paziente, che si è facilmente e precocemente addormentato, altrettanto precocemente si risveglia, quasi sempre anche in questo caso ad ora fissa e molto in anticipo rispetto al risveglio programmato. Il risveglio purtroppo non è un dolce risveglio, ma al contrario per lo più di soprassalto, frequentemente dopo un brutto sogno e con un intenso stato di ansia o angoscia, in perfetta e totale lucidità.
Il paziente che cerca, invano, di riaddormentarsi è subito, o poco dopo il risveglio, assalito da pensieri angosciosi che, come una nuvola nera che rapidamente si addensa, si incentrano tutti sulle difficoltà della giornata che ancora una volta dovrà affrontare e sopportare. Va da sé che lo stato d’animo del nostro malcapitato amico non sarà certo dei migliori e questo inizio non sarà un viatico gradito per una giornata che non sarà certo felice o solo semplicemente serena.
Perché è importante per il medico questa apparentemente scolastica distinzione?
I tre tipi di insonnia summenzionati hanno una eziologia distinta e sono sintomatici di quadri clinici differenti, o meglio la prima, l’insonnia iniziale è sostanzialmente diversa dalla seconda e terza, spesso associate e accomunate da una medesima origine.
Mentre la prima infatti, l’insonnia iniziale è caratteristica delle persone ansiose ed è comunque legata a stati d’ansia che possono essere anche occasionali e transitori, quali ad esempio la prossimità di un esame, di un incontro importante e coinvolgente, ma anche di accadimenti felici, quali la prossima partenza per le vacanze agognate, o per un bambino la attesa di Babbo Natale o della Befana, con i loro immancabili doni, l’insonnia lacunare invece e l’insonnia terminale, spesso associate assieme in uno spiacevole quanto angosciante connubio, sono patognomoniche e caratteristiche della depressione, sia essa una depressione reattiva, o una più grave ed impegnativa depressione endogena.
Un esempio letterario insuperabile nella descrizione del quadro clinico e del vissuto esistenziale dell’insonne è rappresentato dalla famosa “Notte dell’Innominato” dei Promessi Sposi.
Si evince quindi facilmente quanto sia importante ed imprescindibile una attenta valutazione del sintomo insonnia, assolutamente da non sottovalutare perché è spesso l’unico, precoce ed isolato campanello di allarme, di una patologia, la depressione, subdola ed insidiosa, cattiva e temibile, che richiede sempre di più, una diagnosi precoce ed una precoce terapia, allo scopo di liberare il paziente il prima possibile da una sofferenza che può essere insopportabile.
Come deve procedere il medico? Il seguito alla prossima puntata.

Domenico Mazzullo d.mazzullo@tiscali.it www.studiomazzullo.com

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