giovedì 21 febbraio 2008

Dialogo

Ho ricevuto, a proposito della marijuana, da una giovane psicologa una lettera interessante, che pubblico integralmente con la Sua firma, essendo stato da Lei autorizzato, assieme alla mia risposta.
A questa ha fatto seguito una nuova lettera, sempre da parte della giovane collega e che mi permetto di pubblicare ancora, come esempio di grande maturità e onestà intellettuale in una esponente di quel mondo giovanile, forse troppo facilmente criticato e misconosciuto da parte di noi che giovani non siamo più da tempo. Grazie.

Gentile Dott. Mazzullo, leggendo nel suo blog un intervento che mi fa pensare, mi decido a scriverle per manifestarle il mio disappunto.
Faccio ciò a proposito della sua lettera di risposta al ragazzo che la interrogava sulla pericolosità della marijunana.
Io sono una giovane Psicologa che sta frequentando una Scuola di formazione in Psicoterapia presso l'I.P.R.A. (Psicologia Cognitiva Post Razionalista), alla quale sono iscritti anche diversi ragazzi che provengono dalla formazione Medico-Psichiatrica.
Ciò che spesso si discute tra noi è la necessità di superare le lotte fra professionisti, fatte di tentativi di screditare la professionalità degli altri in virtù della propria.... (anche fra noi infatti escono spesso frasi del tipo -"lo Psichiatra fa difficoltà a calarsi in un mondo più umano e a fare Psicoterapia, attaccato com'è all'organo malato si scorda della persona"....oppure dall'altra parte "Lo Psicologo non ha le competenze necessarie per capire fino in fondo i meccanismi delle malattie mentali"...e così via dicendo.
Il nostro Docente Responsabile è un Medico psichiatra che ci ricorda sempre di integrare i saperi e di studiare tanto e crescere in maniera curiosa e di confrontarci costantemente con professionisti di discipline diverse.
Io, che come le ripeto sono una semplice Psicologa, spinta da curiosità e da necessità di approfondimento ho approfondito e continuerò a farlo l'ambito della Psiconeuroimmunologia, nel contesto del quale mi si è parlato anche di dipendenze e di droghe e lo si è fatto in termini prettamente medico-scientifici. la mia classe era composta da medici e da psicologi (e questo è solo un altro di tanti esempi...)
Il sapere, quando all'attenzione c'è un individuo, non può essere territorio di singole professioni ma deve essere, com'è nell'esistenza fatta di mente incarnata propria dell'uomo, un'integrazione ed un dialogo continuo fra i professionisti che se ne occupano.
Detto ciò, a proposito di marijuana, sono del suo stesso parere, quando consiglia il ragazzo (affetto da disturbo ossessivo-compulsivo) a desistere dalla curiosità verso la sostanza, ma nutro profondamente il dubbio (ma non per mancanza di conscenze scientifiche quanto per opinione personale) che essa abbia un pericolo in sè stessa quanto nella diversità degli usi che se ne possono fare. Sono convinta che l'equilibrio mentale sia una condizione che poco abbia a che fare con incontri più o meno casuali con agenti esterni e che esso influisca sulle modalità con cui ci serviamo delle cose del mondo. Il problema, così, non è la marijuana (che continuo a considerare una droga leggera, fosse anche solo per i blandi effetti di stordimento che ha, di certo non paragonabili agli effetti di totale confusione mentale che si possono avere con l'assunzione eccessiva di alcolici)...non è la marijuana ma chi ne fa uso...(sul discorso dell'effetto di slatentizzazione di patologie mentali sono d'accordo con lei ma il mondo è un ricettacolo "agenti slatentizzatori"...vogliamo far vivere i nostri figli sotto una campana di vetro?!)

Mi scuso per la lunghezza della lettera e la ringrazio per l'attenzione, continuerò a seguire il suo blog con curiosità,
Cordiali saluti,
Valentina Sardi
Gentile Dottoressa Sardi,

Ho letto con molta attenzione la sua lettera e La ringrazio, prima di tutto per il Suo interesse nei confronti dell'argomento. Cercherò, per quanto mi è possibile, di rispondere ai vari punti che la Sua lettera tratta e di ribattere alle argomentazioni che non mi trovano d'accordo.
Prima di tutto non credo assolutamente che ci si trovi di fronte a "lotte fra professionisti, fatte di tentativi di screditare la professionalità degli altri in virtù della propria" e comunque questo non è proprio nelle mie intenzioni e nel mio costume, ma piuttosto il tentativo di chiarire concetti, prerogative, professionalità, attribuzioni e limiti delle varie e molteplici figure professionali, ognuna delle quali con proprie, specifiche competenze, che devono complementarsi e non sovrapporsi tra loro.
Da questa chiarezza non può scaturire altro che un beneficio nei confronti di coloro, in ultima analisi i pazienti, che a tali diverse figure professionali si rivolgono.
Chi a questa chiarezza si oppone e cerca di sottrarsi, dimostra implicitamente che da essa chiarezza ha tutto da perdere e si assume tutta intera la responsabilità dei suoi atti.
Ritengo che sia a tutti evidente che la formazione, prima medica e poi successivamente psichiatrica, sia sensibilmente diversa da quella psicologica e senza assolutamente voler considerare una superiore all'altra, o viceversa, credo che a ciascuna spettino diverse, distinte competenze, altrimenti, se così non fosse, non esisterebbero due distinti percorsi formativi, ma uno solo, anche se in alcuni punti essi si avvicinano, o si toccano.
E' molto lodevole il Suo interesse per la Psiconeuroimmunologia e mi rallegro, che quando nell'ambito di questa si è parlato anche di dipendenza e di droghe, lo si è fatto in termini prettamente medico-scientifici. Lo si sarebbe potuto fare diversamente? Ma, me lo consenta, lo stesso argomento, sempre in termini medico-scientifici, può essere trattato a livelli diversi di profondità e di approfondimento, a seconda delle conoscenze specifiche dell'uditorio. La Teoria della Relatività di Einstein può essere spiegata anche a me, profano e non fisico, ma certo in termini diversi da come può essere illustrata a studenti universitari di Fisica
"Il sapere, quando all'attenzione c'è un individuo, non può essere territorio di singole professioni, ma deve essere, com'è nell'esistenza fatta di mente incarnata propria dell'uomo, un'integrazione ed un dialogo continuo fra i professionisti che se ne occupano" .
E’ un bellissimo e giustissimo concetto, che condivido e sottoscrivo e credo sia valido per tutti i campi dello scibile umano. E’ assolutamente indispensabile, in ogni caso, una collaborazione e integrazione tra professioni e tra professionisti che le esercitano, ognuno dei quali apporta il proprio specifico contributo. Attenzione, ho detto collaborazione e non sovrapposizione. Ciascuna professione, ossia, nel rispetto delle proprie prerogative e dei propri limiti.
L’ultima parte della Sua lettera, invece, mi trova profondamente in disaccordo e Le confesso che in alcuni punti ho stentato a comprenderne i contenuti.
A proposito della marijuana Lei afferma: ”nutro profondamente il dubbio(ma non per mancanza di conoscenze scientifiche, quanto per opinione personale)che essa abbia un pericolo in sé stessa, quanto nella diversità degli usi che se ne possono fare.”.
Cara Dottoressa, Lei è giovane, a quanto dice, e certamente non Le mancano le conoscenze scientifiche, ma forse ancora la esperienza professionale sulla pericolosità delle droghe, anche quelle che Lei, come tanti altri ancora chiama “leggere” e poi vorrei rammentarLe, che quando si trattano temi scientifici, non ci si può permettere di avere opinioni personali su argomenti rispetto ai quali la comunità scientifica è universalmente d’accordo. Per esempio “la terra ruota attorno al sole”. Questa è una verità scientifica e su questa non è permesso avere opinioni personali discordanti.
Sulla dannosità e pericolosità della marijuana gli studi medici, soprattutto riguardanti un uso protratto nel tempo, sono tutti concordi. Avere una opinione personale diversa significa ignorare questi studi, o esprimere opinioni personali dettate da motivazioni ideologiche, che nulla però hanno a che fare con la neutralità della Scienza, come purtroppo da tante figure non professionali viene fatto.
E ancora, cosa vuol dire “nella diversità degli usi che se ne possono fare”?
Io conosco un solo uso possibile per la droga: drogarsi. E questo uso, come medico e come psichiatra, mi terrorizza.
“Sono convinta che l'equilibrio mentale sia una condizione che poco abbia a che fare con incontri più o meno casuali con agenti esterni e che esso influisca sulle modalità con cui ci serviamo delle cose del mondo.”
Mi spiace, cara dottoressa, ma anche su questa Sua affermazione non posso essere d’accordo:
Credo che anche Lei, pur nella Sua giovane età, possa rammentare e annoverare persone, o eventi, che incontrate, o intervenuti per caso, nella nostra vita, la hanno condizionata in maniera determinante, imprimendole una svolta imprevista, quanto inaspettata. Parlo ovviamente di persone, o eventi positivi, ma anche purtroppo negativi, ad esempio figure umane, o professionali, che ci hanno permesso di scoprire in noi una vocazione, che ci hanno obbligato a prendere una posizione, che possono aver impresso un nuovo impulso, o viceversa un rallentamento, o anche un deragliamento alla nostra esistenza.
Sinceramente, nei miei quasi sessanta anni di vita e negli oltre trenta anni di professione, ho conosciuto molte persone e vissuto molti eventi, che hanno imposto svolte sostanziali alla mia esistenza, ma altresì ho avuto modo di toccare con mano molte esistenze di giovani, rallentate, o anche irrimediabilmente deviate, o addirittura interrotte da incontri più o meno casuali, come Lei li chiama, con agenti esterni, nella fattispecie anche le droghe “leggere”, particolarmente influenti e devastanti, soprattutto su soggetti giovani, ancora immaturi, fortemente influenzabili e quindi condizionabili, con ancora scarse capacità di difendersi e di riconoscere la pericolosità di strade verso le quali incoscientemente si avviano.
“Il problema, così, non è la marijuana (che continuo a considerare una droga leggera, fosse anche solo per i blandi effetti di stordimento che ha, di certo non paragonabili agli effetti di totale confusione mentale che si possono avere con l'assunzione eccessiva di alcolici)...non è la marijuana ma chi ne fa uso...”
Il problema, invece, per me è quindi la marijuana e chi ne fa uso.
"...(sul discorso dell'effetto di slatentizzazione di patologie mentali sono d'accordo con lei ma il mondo è un ricettacolo "agenti slatentizzatori"...vogliamo far vivere i nostri figli sotto una campana di vetro?!”
Sono contento che Lei sia d’accordo con me sull’effetto di slatentizzazione di patologie mentali e proprio per questo, lungi dalla intenzione di voler far vivere i nostri figli “sotto una campana di vetro” vogliamo aggiungere un ulteriore agente slatentizzante agli altri molteplici, ahimé esistenti?
Scusandomi per la lunghezza della lettera e formulando i miei più sentiti auguri per i Suoi studi, La saluto cordialmente.

Domenico Mazzullo
Gentile Dottore, speravo vivamente in una sua risposta che mi giunge gradita e mi fa stimare la sua professionalità e la sua apertura al dialogo.
Raccolgo con interesse le sue obiezioni e la ringrazio per questa opportunità che mi dà modo di crescere e di trovare nuovi spunti di riflessione.
Lungi da me il pensiero cristallizzato, ho ripensato a ciò che le avevo scritto e concordo con lei nel ridimensionare alcune mie frasi dette con eccesso di spirito giovanile (stimo moltissimo chi, come lei, ricco di esperienza, m'insegna a rimandare le mie convinzioni sul mondo a quando di questo ne saprò di più ma senza zittirmi mi dà modo di incontrare un terreno di crescita).

La autorizzo, senza alcuna remora, a pubblicare la mia lettera con firma, sperando che lei vi aggiunga la sua di risposta che si pone come perfetto commento....questo è dialogo e per questo la ringrazio.

Cordiali saluti,
Sardi Valentina

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